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Mi riempie di orgoglio parlare di album come questo degli Ashram. Credetemi, quando vi dico che parlare di masterpiece in questo caso è riduttivo. Di fronte ad una simile perfezione non esistono parole o aggettivi o definizioni, poiché la vera Bellezza si può solo contemplarla, attoniti, in silenzio, misteriosamente affascinati.
Ashram è una vera miniera di pietre preziose molate con cura, intrise di malinconia e dolore e pervase di un’ infinita nostalgia. Stiamo parlando di musica celestiale, che ha in è un’ impronta divina perché in grado di elevare lo spirito al di sopra delle cose sensibili e di evocare spazi intimi e molto personali.
Il trade-mark sonoro, di stampo romantico-decadente, che la caratterizza, si avvale di una poesia essenziale, diretta e naturale, onesta perché vicina all’ essenza delle cose e specchio di sofferenza interiore profonda e sincera. Le note, una ragnatela di armonie trasparenti tessono tutto intorno alle orecchie dell’ ascoltatore diafani veli di purezza. Ciò che viene offerto attraverso questi 15 piccoli gioielli è uno sguardo malinconico che penetra dentro fino al midollo delle ossa. Una poesia musicale così pregna di sentimento da togliere il respiro attraversa tutti i momenti dell’ album, dalle sue fughe emozionali al suo lirismo rassegnato. La delicata armonia che si effonde per l’ etere sfiora i versi con la carezza di tocchi pianistici leggiadri e li avvolge entro la malia di uno struggente violino. La materia sonora si scioglie dentro la voce che vibra alta nel silenzio notturno, lasciando sulla sua scia un soffio di sensualità, sottile e conturbante. E’ una melodia fatata, dolce e sconsolata, che sgorga dal profondo dell’ essere, penetra, avvolge e rapisce i sensi in un oblioso abbandono.
Ascolto “Fairy wind” e immagino una passeggiata a piedi nudi, tra le foglie ingiallite, cadute al suolo, in una foresta incantata, accarezzata da un vento leggero. Ascolto “Forgive me” e mi immagino la malinconia di un abbandono: il volto di un amante rigato da calde lacrime, mentre legge un foglio vergato da una mano cara e solleva lo sguardo, fuori dalla finestra, al paesaggio autunnale, incalzato da una pioggia battente. La valenza evocativa di questa musica è così alta che per ognuno di questi brani potrei sperimentarmi nelle fantasie più accese e passionali. “Horizons”: note di piano, delicate come i petali di un fiore che si schiude al primo albeggiare, ricamano teneri ripieghi intimistici.
“Fragile” : un volo di archi romantici e leggiadri giri di piano che costruiscono volute di suono. “Sweet autumn”: un pianoforte che blandisce la superficie dell’anima mentre il violino ne ghermisce la sostanza.
Mi perdo nel battito di un cuore. Ma ecco, uno straziante volino annunciare “Spirit of the rising moon”, brano toccante di suggestiva atmosfera notturna. La colonna sonora perfetta per cantare quell’ angoscia oscura che preme nel cuore, quando il sole tramonta e la notte scende sullo spirito con mille orrori. E’ un crescendo di emozioni. Infatti subito dopo, poche ed essenziali note di piano unite ad una voce che possiede qualcosa di intrigante e seduttivo mi riportano prontamente alla memoria un ricordo dolente che suscita il pianto più accorato: è “Lucky’ s song”. Le dita affondano nella tastiera, dilaniando l’ anima. Il dolore, che sta sempre in agguato, apre degli squarci assoluti nell’ anima ed erompe con una forza illimitata che fa gridare: “Nevermore sorrow”. E’ un dolore cupissimo che morde dentro. Ma non per questo si perde la vena sognante, come attestano i successivi sviluppi strumentali di “For my sun” e “Forever at your mercy” (testo di Paolo D’ Addio dei Trees )che disegnano traiettorie romantiche su cui trionfa angelicamente la voce del singer Sergio Panarella, colma di passionalità. Tuttavia dentro il dolore continua a pungere e con “Elisewin” tocca il suo momento più alto. Ora la malinconia trasfigura in impeto. Calcando la mano sui tasti, il paesaggio interiore diventa scuro e penetrante. All’ improvviso però un barlume di luce viene ad illuminare l’ oscurità. La salvezza è vicina. No! No! Nessuna illusione, nessuna speranza ! Di nuovo le nubi i fanno minacciose, insidiose come le corde del violino, che piange a lutto.
Vorrei che questa magia durasse all’ infinito. E quando l’ ascolto termina, resto come basita, ancora rapita da quelle dolci tristi melodie che hanno fatto sanguinare il mio cuore, ferendolo a morte. Sfido chiunque a rimanere indifferente dopo una visita in questa galleria di impressioni emotive che virano decisamente verso il nero, cupo come a sofferenza e il porpora, cupo come la passione senza scampo. Di certo, l’ anima più dolce della musica!
P.S: Consigliato l’ascolto nella nostalgia languida della penombra e nel silenzio di uno spazio raccolto, sospirando alla luna
ashram3@freemail.it
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