|
|
Quarta prova per i tool…band dalle infinite potenzialita’ e dal genere indefinibile tanto “moderno” quanto oscuro pesante oppressivo interiore e in questo disco sono sfruttate appieno.
Melodia e cattiveria, alienazione totale ed esplosioni di rabbia sapientemente fuse insieme in modo indivisibile.
Non si puo’ non ascoltarlo tutto dall’inizio alla fine senza interruzioni ed iniziare una lenta discesa interiore nella propria anima ( o aenima visto che i nostri portano avanti perfettamente il discorso iniziato con il loro precedente album “ aenima “ appunto) da cui si emerge spossati alienati.
Dall’inizialie “the grudge” alla conclusiva “ faaip de oiad” la musica sublima lasciando spazi infiniti senza ossigeno di atmosfera pura elettrica e scura in tempi quasi perennemente dispari, percussioni tachicardiche che fanno sobbalzare e schiacciano a terra, chitarre liquide graffiano e si infilano sotto la pelle quel tanto che basta da renderle insostenibili, basso cupo e onnipresente senza una nota fuori posto…e alla fine… Maynard J. Keegan al microfono e non ho aggettivi per darvi un’idea delle capacita’ interpretative di quest’uomo.
Basta ascoltare l’accoppiata “ Parabol” “parabola” per capire cosa intendo: la cattiveria che riesce ad esprimere anche quando la voce e’ tanto flebile da sembrare un sospiro e’ di una maestosita’ indescrivibile.
E la spirale di atmosfera continua senza un attimo di sosta facendosi greve e anestetica in “ disposition “ dove il tipico stato di alienazione mentale che la musica dei tool crea si esprime appieno.
Questo lavoro sta esattamente tra le ispirazioni elettro-dark degli ultimi deftones e la carica diretta di band come nine inch nails.
Alla fine dei quasi 80 ( si, avete letto bene…80 ) minuti di ascolto (magari in penombra) provate ad aprire gli occhi e ditemi cosa vedete.
|
|
|