"Nascere all' arte è sempre stato il meno. Il grande rischio di ogni artista è invece, poi, quand' è nato, vivere: seguitare a rinascere."
Ho scelto questa riflessione di Pirandello per introdurre il nuovo album degli Argine, perché Luctamina in rebus è la migliore dimostrazione di questa capacità di rigenerazione che, sola, contraddistingue i grandi . E gli Argine sono certo degli artisti con la a maiuscola.
Infatti, dopo il primo album rivelazione Mundana Humana Instrumentalis, questa nuova fatica discografica segna la consacrazione definitiva del combo partenopeo.
Sottilmente elaborato, Luctamina in rebus è il frutto di una lunga gestazione, durata 4 anni, evidente nella cura meticolosa per il particolare e nell' eleganza degli arrangiamenti.
Con questo lavoro gli Argine ripetono l' esperimento di un concept già perfettamente riuscito con l' album d' esordio (incentrato sull' armonia), stavolta adottando come leit-motiv il conflitto analizzato in ogni sua forma: tra i diversi elementi della Natura, tra l' uomo e la Natura, tra gli uomini stessi. Il tema base viene sviscerato e sviluppato attraverso 15 splendidi quadri sonori: da "Mosaico", dove la voce sussurrata , ma melodicamente suadente irretisce l' ascoltatore invitandolo a seguire pieghe chitarristiche e sognanti violini alla dialettica tra la chitarra acustica e un frenetico violino in "L' incognito dell' essere" , da "Magiche Armonie" , imbevuta di una malinconia che plana dolcemente sulle soavi distese di una impeccabile linea vocale ai raffinati quanto ruggenti fraseggi di basso in "Eterno Occidente" .
Gli strumenti si intrecciano e si armonizzano fino a creare un insieme in cui lo strumento, lungi dall' essere una semplice tonalità , esprime ogni singola individualità nascosta dietro di esso, in un commovente, sentito dialogo tra anime, le anime che compongono gli Argine.
Da ciò scaturisce un' alternanza di emozioni che si riflette nell' approccio dualistico che percorre tutto il CD passando da aperture new-wave a voce liricamente impostata, da sonorità elettriche a richiami cameristici, con il ricorso ad orchestrazioni di ampio respiro, che incorniciano anche i più piccoli dettagli.
Segno tangibile di questa duplicità di impostazione è per esempio il contrasto tra il brano di apertura "Luctamina rerum naturam alunt", tenebroso prologo industrial, in cui la voce sensualmente dolorosa, ferisce l' orecchio con glaciale tristezza e il brano di chiusura "Rovine", un brano strumentale che trasmette un senso di distruzione e un carezzevole nostalgico abbandono.
Ma non sono questi gli unici episodi che colpiscono.
Solo per citarne alcuni: "Urla" con un' alternanza di voce maschile e femminile punteggiata da un tuonante tandem violino-rullante , "Gelsemio" , una traccia eterea e delicata, soffusa di decadente romanticismo e la title-track con un' originale soluzione formale data dalla convivenza nello stesso brano di suoni di vita(un orgasmo femminile in crescendo)e morte(rumori bellici).
Ma il momento più epico e schiettamente evocativo è senz' altro Memorie, un inno solenne all' eroicità di una vita spesa per un ideale.
Un testo poeticissimo, scevro di riferimenti politici e capace di inorgoglire lo spirito.
Suoni lievi e leggeri , vellutate melodie ma anche sussulti rabbiosi e violente esplosioni cui si aggiunge un songwriting, che possiede un' attitudine profondamente personale: tutto questo fa degli Argine una delle formazioni più interessanti degli ultimi anni.
Luctamina in rebus è un disco che trasuda appassionata umanità da tutti i pori.
Un distillato purissimo di bellezza e profondità. 15 crepuscolari ballate che sapranno frugare dentro lo scrigno del vostro cuore portandovi a vagare tra macerie di vita, incrostate di nero.


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