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I Death In June, sono una band che più di molte altre ha saputo ritagliarsi in uno stretto circolo di appassionati, un seguito che con il passare del tempo ha conosciuto sempre più seguaci. Dal 1981, anno di uscita dell'ormai storico 12" "Heaven Street", fino ai giorni nostri con la pubblicazione del recentissimo "All Pigs Must Die", Douglas Pearce ha creato lavori di indubbia magnificenza sonora, lavori che trasudano emozioni antiche attraverso brani che sono diventati i classici di un genere musicale sempre circondato da un velo di ignoranza che vieta la sua reale comprensione, non messaggi di guerra e morte, bensì parole e suoni di un Europa malinconica e poetica. Come ormai molti sapranno, prima ancora di Death In June, Douglas e Tony Wakeford, hanno cominciato la loro vita musicale dietro le file di Crisis, post-punk molto politicizzato, condizione che spesso li porta ad assistere a violenze durante le loro esibizioni live, situazioni che portano i due membri a rifiutare da subito quel progetto pubblicando alla fine solo tre singoli ed un miniLP nell'arco di due anni, dal '78 con il 7" "Holocaust/PC 1984/No Town Hall" al '80 con il mini "Hymns of Faith". Archiviata con un certo fastidio il progetto Crisis, Doug e Tony richiamano alle armi Patrick Leagas detto O'Kill per costruire le basi di un gruppo che sicuramente non dava l'idea sull'imponente seguito che crescerà negli anni. Death In June è finalmente nato, il suo primo grido si chiama "Heaven Street" e si presenta sotto forma di un 12" con in copertina un bunker. La prima uscita è composta da tre tracce, fra cui spicca la title-track, un ottimo esempio di post-punk potente ed espressivo con una inedita componente marziale. Bisogna attendere ben due anni, dopo il 7" "State Laughter", per vedere finalmente il trio in un contesto più corposo. "The Guilt Have no Pride" esce nel'83 e mostra in copertina il Totenkopf, un simbolo che richiama alla mente giorni tenebrosi e malinconici, una scelta che odora di sfida, una battaglia che ancora oggi dura incontrastata. Le coordinate sonore di questo primi mini sono sempre quelle lasciate da "Heaven Street" qui riproposta anche in una versione più breve. Da segnalare la questione che tutti i lavori di Death in June sono sempre stati pubblicati dalla label personale di Doug, vale a dire la New European Recordings, la NER, distribuita dall'inglese World Serpent Distribution. Nell'84 è la volta di "Burial", vinile bianco, la prima facciata comprende cinque brani inediti sulla stessa falsariga di "The Guilt...", la restante facciata comprende altri cinque brani registrati dal vivo. Sempre nello stesso anno viene pubblicato una compilation che vede la partecipazione oltre ai Death in June con due tracce inedite, "The Torture Garden" e "Last Farewell", altre personalità come Current 93 e In The Nursery. Si intitola "From Torture to Coscience" ed è un episodio di grande importanza perchè vede per la prima volta i Death in June come un duo dopo l'uscita a quanto pare poco amichevole di Tony Wakeford, che riprenderà più tardi l'attività musicale con i Sol Invictus. Ritornando alla compilation, i due brani rappresentano una svolta sonora, non più sentieri post-punk ma un incredibile mantra pervarso da un inquietante atmsofera con canti gregoriani. Finalmente è arrivato il momento per il primo atto "vero" dei Death in June, quattro anni dopo l'esordio. "Nada!" si conferma subito come un capolavoro, uno dei capisaldi della band, un album dove regna una componente elettronica che negli anni rimarrà unica, brani come "The Calling" "Crush My Love" entrano di diritto nei classici del gruppo, e non solo, per la prima volta vediamo che brani dalla struggente forma di ballata folk, una strada che Douglas perfezionerà negli anni, creando un marchio di fabbrica oggi tanto copiato. "Fields of the Rape", "She Said Destroy" songs che resistono incontrasta ancora oggi, siamo nel '85, dopo 17 anni è ancora viva la fiamma di quelle note.
Nonostante l'alto valore di Nada!, i due Death in June hanno intenzioni contrastanti sulla linea sonora da prendere per le prossime uscite, O'Kill decide di svillupare i propositi elettronici dell'ultimo album con i suoi Sixth Comm, mentre la sigla Death in June vede finalmente l'immagine che tutti conosciamo, la sola rassicurante figura di Douglas. Pearce non si fa attendere molto che dà alle stampe nell'86 il doppio album in vinile "The World That Summer", logica prosecuzione della già collaudata ballata intrapresa con Nada! Doug viene affiancato per l'occasione da Christ 777, pseudonimo di David Tibet dei Current 93, il quale mette la firma in quattro brani dell'intera opera. Un album di indubbio valore, canzoni scolpite nella fredda terra europea, contenitore di tragiche memorie ed eventi incancellabili. Inutile giudicare singolarmente ogni traccia di questo superbo lavoro, ognuna brilla di luce propria. La stessa impressione viene fuori dall'ascolto di "Brown Book" 1987. Un album dove il pensiero Death in June trova libero sfogo alle sue capacità, brani memorabili contornano questo libro, che molto ha da raccontare, parole e suoni della tragedia europea, inevitabile lodare episodi come "To Drown a Rose" e "Runes and Men", songs piene di emozioni ormai perdute. Compagni di battaglia di Douglas in questa occasione sono oltre a David Tibet già collaboratore in passato anche Rose McDowall, Ian Read di Fire + Ice e John Balance di Coil. "The Wall of Sacrifice" datato 1989 è a detta dello stesso Doug l'album definitivo dei Death in June, un album che rinnova nuovamente i sentimenti delle ultime due uscite, fra cui la toccante "Fall Apart". Era un periodo in cui i sogni di Douglas avevano raggiunto la piena completezza, ragione per cui a portato lo stesso Pearce a chiudere temporaneamente il suo progetto. Il destino ha voluto che le sorti della "morte in giugno" prendono una via diversa da quella prefissata. Per nostra fortuna, e naturalmente di Doug, tre anni dopo l'uscita di "The Wall of Sacrifice", Death in June può fregiarsi di un altro memorabile capitolo, un toccante documento sulle sorti disastrose dell'europa di inizio anni '90.
Dodici ballate per il ritorno in grande stile di Pearce, un opera inevitabile dal titolo suggestivo "But, What Ends When The Symbols Shatter?". Da non trascurare il live "Something is Coming" del '93 comprendente ben 21 brani. Registrato in una Croazia sconvolta dalla guerra, i ricavati delle vendite sono andati Bolnicki Clinic per l'acquisto di apparecchiature mediche per la riabilitazione delle vittime della guerra. Un atto che Douglas decide di realizzare per aiutare un popolo europeo, oppressi da una guerra in suolo europeo. Altri tre anni separano "But, What Ends..." dall'album "Rose Clouds of Holocaust", l'ennesimo capitolo trionfante di una formula sonora collaudata che mai ha mostrato un cedimento ispirativo. Di tempra memorabile sono i brani che compongono questo celestiale lavoro, un opera vigorosa con al solito canzoni che da sole sono grandiose nella loro semplicità compositiva. Sempre nel 1995 viene realizzato il monumentale "Black Whole of Love", un box che comprende un 7", un 10", un 12" ed un miniCD, un solo inedito "Leopard Flowers" proposta in quattro versioni più diversi remix da "Roses Clouds of Holocaust", inoltre viene dato alle stampe il 10" "Occidental Martyr" primo della serie "Death in June present", che proponei testi dell'album sopra citato letti dall'attore australiano Max Wearing sopra rumori campionati dal nostro. Nel '96 la serie "DI6 present" conosce un nuovo capitolo ben più sostanzioso e più importante del precedente episodio. Si tratta dell'album "Kapo!" realizzato in coppia con Richard Leviathan, degli Strength Throught Joy, oggi al comando dei magnifici Ostara. "Kapo!" sebbene è da inserire nello stesso filone musicale degli albums precedenti, assume un aspetto comunque diverso, con quella atmosfera decadente e nostalgica decisamente affievolita. Contemporaneamente viene dato alle stampe su Twilight Command, sussidiaria della NER, il debutto di Scorpion Wind "Heaven Sent", progetto che vede oltre a Douglas alla chitarra acustica, Boyd Rice alla voce e John Murphy nella sua consueta veste di percussionista. Un lavoro che trova iriferimenti più chiari nel contemporaneo "Kapo!". Dopo la collaborazione con Leviathan, Douglas per il nuovo capitolo di Death in June si avvale della collaborazione di Albin Julius, artefice di incredibili albums con Moon Lay Hidden Beneath A Cloud prima e Der Blutharsch dopo. Il risultato è "Take Care and Control" un album sorprendente che mostra la band di Douglas in una veste del tutto inedita. Infatti troviamo i suoi riferimenti più chiari nei lavori di Albin come Der Blutharsch, brani potenti, orchestrazioni marziali, una proposta che sicuramente avrà sconvolto i fans di vecchia data. Ma è un motivo non valido per stroncare questo album, anzi è sicuramente da annoverare fra le pagine dei migliori albums degli anni '90. Anche l'ultimo album (ancora per poco) "Operation Hummingbird" vede la collaborazione di Albin Julius, lanciatissimo con il suo progetto personale, ed è attinente ai percorsi precedenti, stavolta con una forma ben più definita e meno azzaradata, caratteristiche che comunque non elimina la grandezza di questo breve ma potente album. Da segnalare in questo caso, il cambiamento della distribuzione dalla World Serpent Distribution alla tedesca Tesco Organisation, decisione dovuta dallo stesso Pearce che lamenta anni e anni di mancati pagamenti, opinione condivisa anche da Albin Julius e altre personalità come Ian Read.
Nel nuovo lavoro di Douglas "All Pigs Must Die" troviamo la nuova rivelazione del folk Forseti che hanno all'attivo un 10" su Eis und Licht, dal forte sapore Death in June vecchia maniera. Chi ben conosce l'operato della band di Douglas conosce le aspettative promettenti delle sue prossime uscite, mai la bellezza di tutti questi albums di quasi 20 anni di vita hanno visto cadute di tono. Death in June è un entità nata per la musica, lo ha fatto e lo farà sempre nel migliore dei modi.
tratto da una presentazione curata dal "Siddharta"
(per leggere gli eventi del "Siddharta"
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