Jacula è la ricetta alchemica di Antonio Bartoccetti, un compositore eccelso, entrato nel regno della leggenda, grazie ad un progetto magico-musicale, Jacula appunto, il cui primo atto In cauda sempre stat venenum del 1969 era fino a poco tempo fa ricercatissimo oggetto di culto per collezionisti. Senonchè la Black Widow, label da sempre attenta alle tematiche arcane, ha il merito di averlo recuperato, restituendo così a noi tutti un patrimonio di incommensurabile valore.
Al centro di questa stregonesca/fatata miscela decadente un tappeto sonoro ricamato innanzitutto dalle sacrali tessiture di un organo liturgico che introduce sin dalla prima traccia Ritus in una dimensione occulta, come mostra, del tutto coerentemente, la copertina raffigurante un rituale negromantico.
E' qui musicalmente espresso un cammino esoterico lungo l' umido sentiero dell' oscurità.
Quella che Bartoccetti &Co mettono in atto è un' esperienza spirituale verso la Trascendenza e insieme una ricerca dell' Assoluto corroborata da solide basi culturali (filosofiche, in primis).
La sensibilità allo stato più puro trova in questa musica la sua espressione più perfetta.
Le segrete associazioni di suoni generate dalle magiche dita di Bartoccetti danno voce all' inesprimibile, suscitano e seguono il movimento interiore, le tracce di ciò che non riesce a rivelarsi alla coscienza.
In cauda semper stat venenum è un lavoro di musica sperimentale visiva che penetra l' anima facendo dei veri e propri viaggi al suo interno e catturandone ogni minima sensazione.
Una forte aura mistica è palese lungo il corso di tutto l' album ed è un filo conduttore che assume di volta in volta le vesti dell' oscurità sabbathiana nell' uso della chitarra o del surrealismo più spinto attraverso l' organo.
Circola nell' opera di Jacula un flusso vitale che ha legame col divino; una grande energia positiva pervade tutta l' opera per cui, non è forse fuori luogo, affermare che sottoporsi prolungatamente a questo ascolto potrebbe produrre benefici effetti sulla psiche e sul cuore di quanti amano affondare nelle radici della musica più pura.
Siamo infatti di fronte ad un notevole saggio di inquietante poesia sonora, i cui testi respirano un' originaria e sotterranea forza creatrice, in pieno contrasto con ogni forma di razionalismo.
La sinistra litania articolata da un organo da chiesa (Charles Tiring) e un piano magnificamente suonato da Doris Norton in Ritus indica chiaramente la matrice che Jacula imprime al suo sound: misterioso, introspettivo ed evocativo.
In pieno accordo con questo spirito, il brano successivo Magister dixit, con cupe note di organo e un mistico suono di harmonium puntellato da lente percussioni è un' esplorazione lenta e meditativa attraverso lande nebbiose e sfondi foschi e crudeli, dipinti con un certo gusto del macabro e del tetro.
La tensione è finalmente spezzata da una voce: la dissonanza della chitarra in Triumphatus Sad coniuga l' inquietante presagio, sostenuto da sottofondi tastieristici apocalittici e sacrali.
Un filo di malata ossessività percorre Initiatio, lamento di una strega prima di essere portata al rogo e conferisce un timbro spettrale al brano.
Il canto della Norton terrorizza e mette i brividi addosso.
Infine, chiude degnamente In cauda semper, in cui le pieghe chiaroscurali dei tenebrosi passaggi dell' organo rivelano uno spazio fonico assolutamente insondabile, solo per pochi "misticamente impegnati".
In cauda semper stat venenum schiude le soglie di mondi incantati e affascinanti abitati da streghe che mormorano profezie sotto la fioca luce della luna, filtrata dagli scarni rami di un albero secolare.
Tendete bene le orecchie e ricordate le parole dell' oracolo: il veleno sta sempre alla fine!


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