Un organo di vecchia data, che ricorda "Il Cielo sopra Berlino", invaso dal grigio fumo di una nebbia di novembre gelida, trasporta in un paesaggio tetro dove si scagliano lampi su alberi che prendono fuoco liberamente. Un senso di vera angoscia che sembra attendere la distruzione, ed ecco che incomincia il vortice sonoro, la tempesta mistica dell'Impero Invisibile.
La terza song è mirabile, sembra di sentire Patrick Leagas O'Kill in piena crisi post-bellica (NADA !).
Per tracciare quella linea di tragedia che supera il gotico e lo sfotte, quattro manipolatori apocalittici, indecifrabili se non per la provenienza (Genova...che può dire tutto), ci intimoriscono in lande di desolazione assoluta, tra tappeti sonori, percussioni marziali, senso di perdita (Runes Order?), mancanza di fiato, e atmosfere che avvolgono la loro creazione con una luce indecifrabile, ed intendono scuotere e stregare chi ascolta...ogni tanto la pioggia di sottofondo tradisce l'attesa.
Non si può rimanere indifferenti, e le voci distorte rimembrano che la follia, in fondo, è sempre dietro l'angolo, sia quando la manifesti che quando la sussurri.
L'Impero Invisibile è qui. Chi si cela sotto il loro nome?
Angeli, figure ancestrali, ricordi...
Addentrarsi in questo disco significa irrimediabilmente esserne presi fino al collo, non lo si può ignorare..o ti concentri e ti lasci portare dentro la cattedrale vuota, senza paura, oppure meglio che non lo ascolti!
E' esoterico e vibrante fino al midollo. Se voleste conoscere qualcusa che gli si avvicini, non lo trovereste né nei dischi più malati dei Current 93, e nemmeno nelle elucubrazioni ambigue di Mr. Karmanik, no, assolutamente. E forse nemmeno ci arrivereste coi Christian Death, o i dischi più di maniera dei Bauhaus e New Order.
Invisible Empire va oltre, e ogni volta è sempre più forte.
Fa anche timore avvicinarsi a troppa bellezza. Un disco da Sindrome di Stendhal!
Violet