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Le emoterapie in voga oggi ai tempi dei faraoni certamente non esistevano e non erano conosciute.
I medici egiziani però erano all'avanguardia nella medicina, pur con scarse conoscenze, dovute alle frequentazioni delle case della morte ove venivano preparati ed imbalsamati i corpi; sia nelle case della vita ove venivano tramandate le conoscenze mediche.
Il sangue, prevalentemente quello umano era considerato l'unico rimedio efficace contro la lebbra.
Si ha inoltre testimonianza di un medico che descrisse la terapia a cui sottopose il figlio del re Esar-Addon (Il re di Assiria (681-669 a.C.), succedette a suo padre Sennacherib dopo che i suoi fratelli Adrammelec e Sareser, lo uccisero) quando l’Assiria era all’apice del progresso tecnologico: "Il principe, vostro figlio, sta molto meglio; il re, mio signore, può essere felice. A partire dal 22 gli darò sangue da bere, ne berrà per 3 giorni. Per altri 3 giorni gli darò sangue per uso interno".
Il medico egiziano era perfettamente a conoscenza del fatto che il sangue dovesse essere puro e che in caso di malattia era il sangue a diffonderla nel corpo e quindi andava purificato.
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