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Le prime trasfusioni di sangue potrebbero già essere state praticate da Egizi, Greci e Romani, ma di tutto questo tuttavia, esistono soltanto "prove" molto dubbie e di facile fraintendimento nella traduzione.
E' una certezza il progresso della medicina Egizia che portava i suoi medici perfino ad eseguire operazioni al cervello, operazioni che avevano successo, quindi una trasfusione poteva essere conosciuta e praticata. Certo è da calcolare nell'ambito della riuscita il fattore percentuale che il gruppo sanguigno fosse corretto, visto che al tempo era un fattore totalmente sconosciuto.
Nell'antico Egitto la pratica della trasfusione poteva essere inserita nell'ambito delle cure geriatriche prestate al faraone per impedirne l'invecchiamento.
I due più grandi esponenti della Scuola Alessandrina Erofilo di Calcedonia nel "Traitè d'anatomie" III a.C. ed Erdasistrato di Giulide, conoscessero l'uso della trasfusione infatti nelle loro opere compare il termine: "trasfondere", rimane il dubbio che questo si riferisca esattamente alla pratica quale noi la conosciamo.
Nel 577 a.C. a Roma la moglie di Tarquinio Prisco V: Tanaquilla in un disperato tentativo di salvare dalla morte il marito, ci narra la leggenda, gli fece dono del proprio sangue.
Ippocrate di Cos (460 - 355 a.C.) prescriveva la somministrazione di sangue nel trattamento del "mal caduco", anche se non è specifica se per ingestione o per trasfusione.
Nelle Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone si legge il seguente passaggio "[...] stringite, ait, gladios veteremque haurite cruorem ut repleam vacuas juvenili sanguine venas [...]" (Metamorfosi, libro VII) dell'episodio che vede la maga Medea cedere alle preghiere di Giasone e consigliare alle figlie del vecchio Pelia di far scorrere nelle vene dell'anziano il sangue di un giovane.
a questo passaggi si ha la nomea di "trattamento Medeano" per descrivere le trasfusioni sanguigne.
Nelle Naturalis Historiae di Plinio e De Medicina libro VIII di Celso è consigliato il bere sangue di gladiatore ai malati di epilessia.
Marsilio Ficino nel "De vita sana, longa et coelesti", pubblicato a Firenze nel 1489, raccomanda ai vecchi di "suggere" il sangue dei giovani allo scopo di ringiovanire, anche in questo caso non è chiaro se si tratti di ingestione o trasfusione.
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