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Nel XIV secolo nelle popolazioni dell'Europa settentrionale si diffuse a livello epidemico anche un'altra malattia chiamata volgarmente: ballo di S. Vito.
I sintomi di questa malattia sono: convulsioni, improvvise contrazioni muscolari e movimenti involontari particolarmente violenti.
I malati parevano quindi pazzi scatenati, sbavavano dalle fauci e digrignavano i denti, spesso tali crisi duravano parecchie ore ed alla fine i malati crollavano totalmente sfiniti.
Durante queste fasi di crisi violente le persone colpite perdevano l'uso dei sensi, non udivano nulla, non erano reattivi al tatto ed erano facilmente preda di visioni oniriche.
Per questa malattia l'unica cura ai tempi era l'esorcismo, perchè si supponeva o che fossero posseduti dal demonio, o maledetti da una strega o nel caso peggiore si trattasse di un vampiro.
Quest'ultima considerazione è nata dal fatto che alcuni malati del ballo di S. Vito fossero stati creduti morti e sepolti, una volta ridestatisi e ricolpiti da una crisi si potevano mordere la lingua o le labbra insanguinando e strappando il sudario. Questi cadaveri poi ritrovati dai becchini alimentarono tale credenza popolare.
In un periodo in cui la paura del contagio si poteva smorzare liberandosi al più presto delle salme, lo scambio fra un malato ancora in vita ed un cadavere non era infrequente.
Si sono verificati casi di sepolture "anticipate" perfino ai giorni nostri e con le attuali possibilità mediche, quindi non stupisca se i morti apparenti provocati da avvelenamento, soffocamento, epilessia e da catalessi in quei tempi rischiassero veramente una prematura inumazione.
Ricordiamo anche che sia la morte apparente sia uno stato di catalessi possono essere indotte anche tramite l'ipnosi.
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