La figura della strega è assai più vecchia del cristianesimo, basta pensare alla maga Circe che già molto prima di Cristo si dice trasformasse gli uomini in porci.
Alcune delle stesse ninfe potevano essere considerate streghe.
Ovidio, il poeta romano, descrive un uccello dalla grande testa, gli occhi enormi e fissi, becco ed artigli da rapace e dal piumaggio chiaro dandogli il nome di Strix.
Questo uccello notturno, che rassomiglia vagamente ad un gufo, si introdurrebbe nelle abitazioni, nelle notti senza luna, per afferrare i bambini e berne il sangue.
Plinio ci narra, a sua volta di un'altra leggenda romana: "striges", volatili simili a pipistrelli che, sempre durante la notte, vanno dai bimbi ad offrire il loro latte avvelenato.
Pipistrelli, gufi e civette erano animali che nell'immaginario collettivo rappresentavano quindi tutto ciò che di oscuro e terrificante era la notte. Un mondo quasi parallelo, oscuro, misterioso ed impenetrabile.
Dal plurale di Strix nasce quindi il termine strega: una donna che si trasforma in questo uccello mostruoso che succhia il sangue agli esseri umani, che uccide i bimbi.
Sempre nell'epoca romana vi era la leggenda che la regina Lamia, essendo stata l'amante di Giove, si fosse attirata la gelosia di Giunone. La regina degli Dei per vendicarsi dell'affronto le uccise i figli.
Lamia a sua volta, chiese a Giove la capacità di trasformarsi in animale o spirito maligno.
Anche questa leggenda quindi per alcuni versi ha alimentato la credenza della capra divinatori ed il termine Lamia è divenuto sinonimo di donna malefica che vampirizza i bambini e li uccide.
Un'altra peculiarità di queste streghe, secondo Orazio, è la pratica del cannibalismo: si pensava che le streghe fossero cannibali.