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Tra quelli che vengono ritenuti i canali di comunicazione tra i viventi ed il mondo dei morti, vi è un medium che affonda le proprie radici nella tradizione magico-religiosa popolare. Parliamo dei "segnali", cioè di rumori inspiegabili che si crede siano in qualche modo provocati dalle anime dei defunti.
[...] quelli che muoiono con la morte, cioè naturalmente... e quelli sí, quelli si mettono in pace e danno pace pure a noi, ma gli altri no ... [...] quelli che dovrebbero vivere ancora e che muoiono invece per volontà di un loro simile, chille nun se ne vanne...! Quelli restano [...] in mezzo a noi, intorno a noi: si nascondono sotto i tappeti, sott' 'e segge, sott' 'e mobile; nel legno dei mobili si mettono. Sono persistenti, sono tenaci, sottili. Si nascondono.
Quante volte di notte [...], mentre uno ha pigliato suonno, sta là là, al primo sonno, ha smorzato pure la luce, nel buio della notte... sentite: "TTA" - «Madonna, che è state?» - 'e cuperte pe' ll'aria, 'a paura - «Che è?» - appicciàte 'a luce, non c'è nessuno nella stanza - «che è succiesso?» - poi vi rendete conto.... «beh vabbene... è il legno del mobile che... "si è spaccato"» - 'nu mobile che sta da tant'anni dinte 'a case, si spacca 'o legno proprio in quel momento...?! È stato un morto. È stato un morto che ha protestato, ha minacciato, si è difeso, ha accusato, [...] vi ha sfottuto.
'Na porta s'apre, per esempio. Si apre una porta alla vostra insaputa, cosí, mentre state facendo un lavoro, non so, state scrivendo... alle vostre spalle si apre una porta: «Chi è?» «Avanti! Chi è?», «Chi è?» - correte, guardate: non c'è nessuno. «Ma che è succiesso? Come si è aperta 'sta porta? Ma come? embè... chi l'ha aperta?» Poi la giustifica la nostra coscienza: «ebbene, sai, si è aperta cosí, "da sé"» se... una porta si apre da sé?! È stato un morto. Un morto ha aperto la porta, vi ha guardato, vi ha minacciato, si è fatto una risata, ha chiuso la porta ed è sparito. Si nascondono [...] nei mobili, nelle sedie [...] ... so' 'llore: so' 'e muorte [...]
Il brano riportato, trascritto dalla commedia "Le voci di dentro" di Eduardo de Filippo(1), riesce a tratteggiare in modo esemplare la credenza popolare nella possibilità che le anime dei defunti sopravvivano alla morte del corpo e continuino ad esistere nel mondo dei vivi manifestandosi con rumori e fenomeni inspiegabili.
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(1) Eduardo de Filippo ha inserito piú volte nelle sue commedie riferimenti a credenze magiche popolari proprie della piú autentica cultura partenopea, in particolare la possibilità di una comunicazione con l'Aldilà. Ricordiamo "Non ti pago" e "Una notte di mezza sbornia", commedie nelle quali rientra il tema del possibile contatto tra defunti e viventi attraverso il sogno, per la comunicazione dei "numeri" da giocare al lotto; "Questi fantasmi", commedia in cui la trama ruota intorno alla credenza nella possibilità che le case antiche possano essere popolate da fantasmi, soprattutto nel caso in cui nell'abitazione vi sia stato un decesso per morte procurata; "Le voci di dentro" nella quale De Filippo, pur non parlando espressamente della possibilità della comunicazione tra l'Aldilà ed il mondo dei vivi, attinge all'immaginario popolare per accennare al tema del mistero dei sogni e dei possibili contatti quotidiani col "mondo dei piú".
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