Cos'è un Sabba? Un Sabba è una riunione in cui le streghe si confrontano e mettono a disposizione le une delle altre le proprie esperienze.
Ma un Sabba non è solo questo, è anche un momento di festa ed un momento sacro in cui si celebrano i sacri misteri cui ogni strega appartiene.
Ma anche i Sabba sono stati demonizzati.
Ecco una definizione tipica che scaturisce da questo barbaro procedimento frutto dell'odio causato dall'ignoranza e dalla malafede: "Sono chiamate sabba le riunioni che le streghe tengono la notte presiedute dal Diavolo, per celebrare i riti più misteriosi delle loro arti infernali, rendendo omaggio al loro maestro, e dando sfogo tra loro a tutti gli aspetti delle loro passioni".
La credenza nel sabba, universale nell'Europa del medioevo, risale al V secolo circa, e la si ritrova formalmente condannata nel IX, nel celebre capitolare sui sortilegi e le streghe, "De sortilegiis et sortiariis". Questo capitolare è principalmente diretto contro le donne che, ottenebrate da illusioni, credevano di volare in cielo con la dea Diana, divenuta il demone Dianum, ma a questa data i dettagli mancano ; occorrerà attendere fino al XIV secolo per trovarne di circostanziati e precisi.
Riferiremo qui delle assurde credenze che erano diffuse in quell'epoca e che erano spesso frutto dell'isteria generale causata dalla malafede di coloro che cercavano di identificare nella stregoneria e nelle streghe tutto il male della loro epoca.
Le assemblee dei sabba erano di due tipi, generali e particolari.
Il grande Sabba, riuniva tutte le streghe di una stessa nazione, il piccolo sabba, tutte quelle di una stessa città o di uno stesso cantone. Il primo si celebrava quattro volte l'anno, al rinnovarsi di ogni stagione, il secondo, due volte alla settimana, nelle notti del lunedì e del venerdì.
Le riunioni erano tenute in luoghi solitari, in cima alle montagne, nelle profondità dei boschi, al limitare di strade presso cui dei morti erano stati sepolti, o presso gli incroci.
La riunione generale d'Italia aveva luogo presso il Vesuvio, considerato come uno spiraglio dell'inferno, e quella di Germania sul Bloksberg.
Gli assassini, gli eretici, i figli perduti prematuramente, e, in poche parole, tutti i vassalli del regno infernale, costituivano il personale ordinario di queste feste, in cui Satana aveva piena reggenza.
Per esservi ammessi occorreva fare come nei mestieri, prima un apprendistato e poi un'opera degna di rilievo, o come negli ordini monastici, il noviziato.
Si presentava quindi una richiesta al demone, che metteva alla prova l'aspirante con un esame severo, e si assicurava di constatare esattamente la sua reale capacità malefica.
Se l'esame fosse stato superato in modo soddisfacente, il diavolo scriveva sul suo registro il nome del neofita, lo faceva firmare, e dopo averlo fatto rinunciare al battesimo e alla chiesa, lo marchiava sul corpo con l'unghia del mignolo, in segno di investitura.
Ultimate queste formalità, la strega pronunciava il giuramento, otteneva il diritto di assistenza, e poteva prender parte a tutti i piaceri e a tutte le pratiche.
Quando il diavolo arruolava una strega, aveva cura, per non turbarla, di apparirle nelle sembianze di un bel giovane con un nome grazioso come Joli Bois, Verdelet, vert Joli ecc.
Per riunire i suoi fedeli il demonio faceva apparire nell'aria un segno il cui senso era noto solo a loro, oppure inviava una farfalla notturna e qualche volta un montone, presso le loro dimore.
Qualcuno si recava nel luogo designato a cavallo di un manico di scopa, parodia volgare del dardo meraviglioso che Apollo iperboreo aveva donato ad Abaris, e sul quale egli si librava nell'aria.
Il cacciatore di streghe De Lancre riferisce che, quando si metteva in pratica questo tipo di viaggio, occorreva, per non precipitare, ripetere a più riprese, EMEN ETAN, ovvero, in gergo satanico, QUI e LA'. Altre si cospargevano di magici unguenti, e per il solo effetto di queste droghe, si ritrovavano trasportate nel luogo della riunione.
Tutte le streghe erano tenute ad assistere alle assemblee generali, e non potevano giustificare una mancanza se non presentando un certificato in buona forma che dava alla loro assenza una motivazione plausibile. Il diavolo, nelle sue assemblee si faceva render conto delle loro azioni, dei malefici che avevano praticato ed esse ricevevano una ricompensa proporzionata al valore del male commesso.
Nelle assemblee ordinarie, il cerimoniale variava indefinitamente, secondo i tempi o i luoghi, ma salvo le differenze di alcuni dettagli, la sostanza delle cerimonie era la stessa ovunque. In questi drammi fantastici l'unità di tempo e di luogo è sempre stata severamente osservata.
Eccone la descrizione generale così come si evince dalle credenze dell'epoca: Una lampada senza olio riflette sull'assistente una luce tremolante e lugubre.
Satana presiede, seduto su un trono, e sempre sotto una laida forma; è un caprone coperto di lana o di piume, un corvo mostruoso con un becco d'oca, un maiale fetido, un uomo pallido e smunto, il cui fiato fa venire i brividi, un gatto nero con degli occhi verdi e gli artigli di un leone.
In Svezia il diavolo si mostrava con un abito grigio, calze rosse, barba rossastra, un cappello dalla alta forma e delle giarrettiere di una lunghezza smisurata.
Ogni strega, al suo arrivo, deponeva ai piedi del diavolo, la sua erba del sabba, cioè una pianta qualunque, di cui si è munita prima di partire, felce, vischio, cicuta ecc. Satana prende un pugno di queste erbe, le asperge con la sua urina innanzi a tutta l'assemblea, e allora la riunione è aperta.
A questo punto ognuno assume il suo ruolo: come è ovvio il più importante appartiene al diavolo e questo ruolo può essere riassunto in alcune funzioni principali:
-Satana riceve gli omaggi dei membri della riunione.
-Egli compone perchè siano distribuiti loro, degli unguenti e delle polveri magiche.
-Fa delle conferenze e delle esortazioni.
-Egli si scaglia contro tutte le cerimonie cattoliche profanandole in ogni modo. Satana raccoglie tutte le erbe per gli iniziati in un immenso calderone, con dei caproni, dei serpenti, della limatura di teschio e dei pezzi di bambini uccisi.
Egli mescola per bene ed amalgama l'orribile fluido ribollente, e e dopo aver pronunciato su esso delle parole sacre, ne unge i suoi assistenti, e ne distribuisce in seguito delle piccole pozioni; questo è l'ingrediente più infallibile per i malefici, e questa droga conserva nella sua azione qualcosa della perversione e della potenza del suo artefice.
Le streghe, dopo aver ricevuto l'unguento, mangiano i resti della carne che era servita per la sua composizione, e si raccolgono attorno al trono, per ascoltare le esortazioni del loro maestro. Satana raccomanda ai suoi vassalli di fare tutto ciò che possa nuocere alla Chiesa, e ordina loro di uccidere, di operare l'incesto, l'adulterio e per riprova della loro sottomissione, chiede loro di compiere al suo cospetto gli atti più osceni.
Come abbiamo già detto, in luoghi differenti vi erano differenti tipi di pratiche.
In ogni caso ciò che segue è stato comunemente osservato in ogni sabba secondo la credenza che stiamo qui riferendo.
Dopo il pasto, si danzava.
Ogni uomo doveva condurre una donna e, se per caso mancava qualche persona per completare i quadri, Satana sopperiva a questa mancanza con dei demoni Incubi o Succubi.
L'abbigliamento di rigore era la nudità completa.
Danzatori e danzatrici portavano delle torce di pelle nera; un vecchio apriva le danze con una giovane religiosa che aveva abbandonato i suoi voti; in seguito, nel mezzo dello sfrenato caos creatosi, tutti si abbandonavano agli atti di più estrema depravazione.
Quando il canto del gallo annunciava le prime luci del giorno, ognuno ritornava alla propia dimora nello stesso modo con cui l'aveva in precedenza abbandonata per recarsi al sabba.
Come è facile osservare da quanto abbiamo riferito, non c'è limite alla follia degli uomini, follia che scaturisce spesso, ed è la più terribile, dall'ignoranza, dalla paura e dalle difficili condizioni sociali.
Tali infatti erano quelle dell'epoca in cui il fenomeno della stregoneria fu demonizzato in tal modo per dare una causa concreta alle difficoltà e al male che l'uomo stesso ha causato ai suoi simili.