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Per una interpretazione dei fenomeni della magia popolare



Un’attenta osservazione dei fenomeni della magia popolare porta all’ammissione che il ricorso alla magia alcune volte produce dei risultati che non sembrano solo apparenti; può capitare infatti che il cliente che si rivolge all’operatore dell’occulto per una guarigione, effettivamente la ottenga o che i tarocchi prevedano qualcosa che si realizza nel futuro della persona che si rivolge al cartomante.... Questi fatti, che fanno nascere il sorriso sulle labbra dei più scettici e razionalisti, richiedono in ogni caso una spiegazione, perché per chi ricorre e crede alla magia non sono semplici sciocchezze, ma dati di fatto. Se molte volte le parole adatte per rendere conto dei fenomeni magici sono «caso», «finzione», «frode», «assurdità», «credulità», «ingenuità», altre volte le spiegazioni adottate sono di ordine psicologico (la «volontà di credere» da parte di chi si rivolge al mago, l’effetto placebo) o fanno perno sul concetto peraltro controverso di paranormale (si sostiene che, essendo poco conosciuti, i fenomeni magici sono in realtà fenomeni naturali fatti impropriamente oggetto di interpretazione soprannaturale).
Ma, condividendo il pensiero di Massimo Introvigne e seguendo le indicazioni di importanti Documenti del Magistero (solo per ricordarne alcuni, la relazione finale del Cardinale Francis Arinze al Concistoro straordinario del 5 aprile 1991, la Lettera Pastorale Nuova religiosità e nuova evangelizzazione di Monsignor Giuseppe Casale del 6 marzo 1993 e la Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Toscana del 15 aprile 1994) è necessario affermare che il cattolico, leggendo la realtà della magia, deve essere disposto a fare un passo in più rispetto allo scienziato. Deve essere disposto a camminare insieme al teologo e anche all’esorcista, il quale – beninteso – non è il mago che si spaccia per tale, ma il sacerdote delegato dal Vescovo a norma del canone 1172 del Codice di Diritto Canonico.
Nella spiegazione dei fenomeni magici e della nuova religiosità, infatti, non si può negare la possibilità di un’azione del demonio, anche se su questo aspetto – consiglia Monsignor Casale – occorre essere molto prudenti. Se infatti l’esistenza e l’azione del demonio sono chiaramente affermate dalla Dottrina della Chiesa, non si può infatti innescare la tendenza a «demonizzare» tutto. Parlare di demòni non consiste nel far riecheggiare qualche eco di antiche credenze medioevali, ma è semplicemente ribadire la Dottrina della Chiesa, affermata in anni recenti nel Catechismo della Chiesa Cattolica (1992), nelle catechesi di Giovanni Paolo II (14 e 21.8.1986) e di Paolo VI, il quale il 16 novembre 1972 affermava: «Oggi, uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male che chiamiamo demonio. Un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà, misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi rifiuta di riconoscerla esistente»..
La condanna verso ogni forma di magia e superstizione, espressa nella Bibbia, è illustrata ai numeri 2115-2217 del Catechismo della Chiesa Cattolica. Anche quando – nella maggioranza dei casi – sarebbe eccessivo presupporre un intervento del demonio, si tratta pur sempre di un atteggiamento psicologico e «culturale» incompatibile con la fede.
Non esistono – come vorrebbe qualche operatore dell’occulto – maghi, cartomanti e astrologi «buoni» e altri «cattivi». La magia e le pratiche superstiziose in genere sono una deviazione del senso religioso ed un tentativo di sostituirsi a Dio esercitando la propria volontà di dominio e potenza sugli eventi, sulla natura e il prossimo, anziché assumere un atteggiamento umile di richiesta e supplica nella preghiera.