Il termine "omen" a Roma indicava quel tipo di divinazione che in Grecia era conosciuta col nome di "kledon".
Gli "omina" erano i presagi che si traevano ascoltando le parole altrui. Una frase pronunciata da una persona poteva avere significati del tutto diversi se adattata alla situazione personale dell'ascoltatore. Dalle parole altrui, quindi, si traevano presagi per la propria situazione personale.
L' "omen" corrispondeva alla convinzione che gli dei fossero presenti nella vita degli uomini e cercassero di manifestarsi e di inviare segnali che potessero essere colti dalle persone accorte.
Famoso è il caso dell' "omen" che Crasso non riuscì a cogliere prima di partire per la sfortunata spedizione contro i Parti.
Un venditore di fichi gridava "Cauneas" (che era l'aggettivo indicante la località da cui i fichi provenivano, ossia Caunos) ma Crasso non riuscì - secondo Cicerone - ad "ascoltare" il presagio contenuto in quella parola, cioè "Cave ne eas", ossia "non andare".
Col tempo il termine "omen" venne usato per indicare il presagio in senso generico, quindi non più riferito esclusivamente ai presagi tratti dalle parole altrui.