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lettere d'asfalto immerse più che pece in sensazioni d'abbandono, ascolto distante, distratto da niente, sconvolto,
digiuno oramai, intruso stelo lucente bagnato dal sapore della notte
fango di carte nel paesaggio disordinato della piazza dominata dalla pioggia, lunedì mattina, la luce nascosta dai palazzi ripiega lontano dalla festa passata, tesi passi attraversano le ombre, come pensieri torbidi sospesi ricamati distrutti lasciati scemare, disturbati,
sonori, a loro modo, latenti come segreti che riaffiorano, il tempo di lasciarsi ricordare e poi di nuovo giù in fondo alla gola, mi è sembrato di parlare nella lingua dei sonnambuli ma di certo avrò taciuto, fermo, distolto, dissoluto, al centro della piazza il cauto monumento dà le spalle ai miei ornamenti, continuo a cercare, gli occhi sbarrati sotto palpebre serrate, di fronte al buio grido
di Giu
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