Jonathan Arker è un agente immobiliare che per lavoro si reca in Transilvania.
Il suo scopo è la vendita di una villa londinese ad un signorotto locale, un certo conte Dracula.
Dopo un viaggio lungo ed impervio Jonathan raggiunge il castello del conte: vi rimarrà per mesi, prima come ospite, poi come prigioniero.
Dracula infatti non è un semplice essere umano, ma un vampiro, un non morto che si nutre di sangue umano.
Il mostro riuscirà a raggiungere presto l’Inghilterra e lì mieterà le sue prime vittime.
Ad ostacolarlo però ci saranno Jonathan stesso, liberatosi dalla prigionia transilvana, sua moglie Mina, una schiera di personaggi direttamente o indirettamente legata a loro e, non ultimo, il professor Van Helsing, famoso dottore e noto alchimista olandese.
E’ questa, pressappoco, la trama di Dracula, il famoso romanzo di Bram Stoker datato 1897. Di certo non è la prima opera letteraria ad avere come protagonista un vampiro, ma è sicuramente la più nota.
Sono tanti, d'altronde, i rimandi più o meno velati nei confronti dei suoi insigni predecessori, quali Goethe e la sua ballata Die Braut von Korinth, o il The Vampire di Polidori (1819).
Al di là degli esempi letterari però, il debito maggiore di Dracula è nei confronti di una certa tradizione folkloristica e di una certa nomea storica del personaggio omonimo.
Cosa centrano adesso folklore e storia?
Beh, ambientazione della prima e dell’ultima parte del romanzo è la Transilvania, terra tra le più superstiziose d'Europa, dove fino a pochi secoli fa era ancora forte la credenza in fenomeni soprannaturali come appunto il vampirismo. Inoltre al paese è strettamente legata un’importante figura storica, quella di Vlad III, vissuto tra la prima e la seconda metà del 1400, monarca in quelle terre e figlio di Vlad II, dell'ordine dei Dragoni, da cui deriva il suo appellativo: Dracul appunto, ovvero figlio del Dragone. La nomea di Vlad III è legata in particolar modo alle abitudini sanguinarie del personaggio.
Egli era appunto chiamato l’impalatore, e l’impalatura era il supplizio più comune a cui sottoponeva i propri nemici.
Il Dracula del romanzo non è però semplicemente il mostro sanguinario protagonista di tante leggende popolari, europee e non. Una delle caratteristiche che lo contraddistinguono è infatti il forte sex appeal.
Ogni azione di Dracula è pregna di valore sessuale: il potere della mente, quello dell’oscurità, le principali armi di cui si serve il vampiro, suppliscono l’indubbia carenza fisico-sessuale dell’essere.
Dracula è un non morto che si nutre del sangue delle proprie vittime e che, a propria volta, trasforma in propri simili il suo “cibo”. La preservazione della specie quindi si attua attraverso un impulso di morte.
Le due cose vanno a braccetto, senza dimenticarsi che fin dall’antica Grecia, Eros e Thanatos erano strettamente legati, quasi complementari.
Le stesse caratteristiche fisiche del personaggio assumono valore in questo senso: Dracula è villoso (i peli sono simbolo di mascolinità e fertilità), affascinante nei modi, colto, nobile.
Ammalia le proprie vittime soprattutto con lo sguardo e con la propria suadente arte oratoria.
Tra preda e predatore si crea così una forte tensione, un legame quasi ipnotico, che potremmo ben leggere in chiave “sessuale” e che si trasforma in dipendenza psichica in seguito al morso.
In altre parole il vampiro è uomo solo dalla cintola in su.
Di sicuro questa non è l’unica lettura possibile del personaggio. Ma è sicuramente quella che ha avuto più fortuna, per quanto riguarda critica e trasposizioni cinematografiche.