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Lestat rappresenta un qualcosa di anomalo nel genere vampirico che fino alla sua "nascita" si era
protratto sia nella letteratura sia nella cinematografia.
Ci eravamo abituati, ed anche un po' stufati, ai vampiri tenebrosi, solitari, fascinosi e
crudeli, amorali e privi di sentimento o di umanità; La Rice invece stravolge tutto questo e ci
propone il classico essere che puoi amare o odiare, non consente vie di mezzo, come lui stesso
non è un compromesso.
Iniziamo con la descrizione fisica di questo personaggio, chiaramente è una descrizione in prima
persona, l'edonismo è smaccato:
"Sono il vampiro Lestat. Sono immortale. Più o meno. La luce del sole, il calore continuativo
d’un fuoco intenso… ecco, potrebbero annientarmi. O forse no.
Sono alto un metro e ottantasei, una statura piuttosto ragguardevole intorno al 1780, quando ero
un giovane mortale. Adesso non sono tanto malaccio. Ho i capelli biondi molto folti che arrivano
fin quasi alle spalle, e piuttosto ricci, che sembrano bianchi sotto la luce fluorescente. Ho gli
occhi grigi, ma assorbono facilmente l’azzurro e il viola dalle superfici che ho intorno. Ho un
naso piuttosto corto e sottile, una bocca ben modellata anche se un po’ troppo grande per il mio
volto. Può sembrare maligna o estremamente generosa, la mia bocca. E appare sempre sensuale. Ma i
sentimenti e le reazioni si rispecchiano davvero sempre in tutta la mia espressione. Il mio viso
è molto animato.
La mia natura di vampiro si rivela in una carnagione bianca e lucida, che è necessario rendere
opaca con la cipria davanti alle telecamere e agli obiettivi in genere.
E se ho sete di sangue divento orrendo… con la pelle incartapecorita e le vene che spiccano come
corde sulle ossa. Ma ormai non permetto più che succeda. E l’unico indizio del fatto che non sono
umano è costituito dalle mie unghie. E’ così per tutti i vampiri. Le nostre unghie sembrano di
vetro. E certuni se ne accorgono anche quando non notano niente altro."
In parole povere: bello, ma questo è soltanto il primo degli scrolloni che Lestat da ai
precedenti tenebrosi vampiri; egli è assolutamente e totalmente allergico alle regole della sua
specie.
Poco importa se sono "leggi" centenarie studiate per proteggersi dagli umani, il mostrarsi agli
umani è proprio quello che lui desidera.
E' diventato vampiro in modo presso che inconsapevole, il suo creatore si è dato la morte subito
dopo, è rimasto solo ad imparare cosa fosse diventato e come agire.
Le prime pulsioni che lo hanno mosso sono state la fame ed il desiderio di vivere: il rendersi
conto delle possibilità che ora aveva acquistato come vampiro gli davano una gioia di vivere, di
godere la vita, di osare che già da umano lo aveva spinto a lasciare la casa natia.
Un grande Gasby dei vampiri, amante del bello in tutte le sue forme, innamorato degli umani e dei
loro sentimenti, desideroso di trovare un'anima affine.
L'anima affine, quanti problemi può dare questa ricerca, ed a Lestat ne ha dati veramente di
enormi: Nicolas... Louis... Claudia... per citare soltanto i primi; soltanto uno si dimostrerà un
vero vampiro e proprio l'anima affine che cercava: sua madre Gabrielle.
Tanto affine da risultargli insopportabile, desiderosa come lui di vivere la sua nuova condizione
ma abbastanza esperta della vita mortale per non rimpiangerne i legami.
Questo in ultima analisi è forse il "dramma" di Lestat: è un vampiro, felice di esserlo, ma
angosciato dal non essere più mortale/umano.
Vive la sua non-vita in bilico su questa lama di rasoio che mina la sua ragione e gli fa compiere
le azioni più assurde e spesso pericolose.
Nella trasposizione cinematografica di questo romanzo la parte di Lestat per "intervista col
vampiro" è stata affidata a Tom Cruise, l'attore si è dimostrato perfettamente calato nella parte
rendendo e dando vita a questo vampiro fuori dalle righe in maniera impeccabile.
A nulla valevano le eterne, monotone, lagnose lamentazioni di Louis: quando Lestat compariva
sullo schermo l'attenzione dello spettatore veniva catturata dal suo fascino dalla sua esuberanza
tanto consistente quanto insopportabilmente pesanti si dimostravano le lagnanze di Louis.
Lestat è ritratto al meglio di se nei primi tre libri della Rice, poi, forse inevitabilmente,
decade, come del resto l'intera narrazione, l'autrice pare non essere più in grado di creare il
palcoscenico adatto a questo vampiro.
Egli è sfuggito tanto abilmente anche alla sua penna per diventare quasi un personaggio reale che la osserva e non si riconosce più nelle parole scritte da lei.
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