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Si ringrazia l'Editrice Nord per la disponibilità fornita e si ringrazia il signor Paolo per l'efficentissima traduzione simultanea, che ha agevolato notevolmente il nostro lavoro.
- Il mondo di Anita come metafora del mondo di oggi e degli scontri sociali, religiosi e razziali di oggi?
L'idea originale nasce dall'ipotesi della convivenza fra diverse razze e quindi può dare modo di riflettere effettivamente su questo genere di problemi che si possono venire a creare nell'interazione fra diversi.
- Anita è a tutti gli effetti un'investigatrice privata... assiste la polizia come "consulente". E' da considerarsi una visione di polizia/giustizia modello vigilantes?
No, non vigilantes. Ho intervistato molti poliziotti e militari, durante le fasi di preparazione ai vari volumi di questa serie, uomini o donne che si sono confrontati con la morte altrui, che hanno iniziato a svolgere il loro lavoro con gli occhi che brillavano di entusiasmo, ma poi, con l'andare del tempo, con quello che vedevano, cui erano costretti ad assistere questa luce lentamente si spegneva. Forse è questo il prezzo che si paga quando ci si confronta con la morte. Io ho cercato di descrivere anche queste sensazioni sia per i poliziotti che si animano nei miei romanzi sia come evoluzione di Anita.
- Chi è più umano? la donna che uccide senza rimorso o il mostro che rifiuta di farlo se non necessario?
Ovviamente questa domanda ha diverse possibilità di risposta, dipende dalla situazione, logicamente. Tradizionalmente il non uccidere è un sentimento umano, è considerato un sentimento "buono", ma vi sono delle situazioni estreme nelle quali il non uccidere può effettivamente risultare molto negativo. Ripeto questo, certamente, dipende dalle situazione, non è possibile generalizzare.
- Lei crede che i vampiri esistano nella realtà? e che siano come nei suoi romanzi? oppure sono diversi e come?
I vampiri che io ho descritto nei miei romanzi non esistono. Bisogna però considerare che i vampiri sono uno dei miti più diffusi a livello mondiale, non soltanto i bevitori di sangue, vi sono i vampiri energetici, in alcune leggende i vampiri si nutrono di organi particolari ecc. Sempre però il vampiro era un mostro, un essere mostruoso da sfuggire e temere.
Quindi è ipotizzabile che tutte queste "leggende" debbano avere un fondo di verità. Successivamente al periodo vittoriano, durante il quale il vampiro ha subito una sorta di metamorfosi, esso si è trasformato dal mostro descritto nei miti antichi in una figura affascinante, quasi ingentilendosi nell'animo e nella figura.
- Come già alcuni altri scrittori e sceneggiatori di film lei ha abbandonato il polveroso e ragnateloso castello del conte Dracula... certo i vampiri "moderni" devono non soltanto coesistere con la nostra modernità ma anche aderire ai nostri gusti di lettori, forse effettivamente un po' stanchi del solito polpettone. Lei non crede però che che l'eccessiva modernità "mentale" dei vampiri sia un pochino conflittuale? (inteso: una vecchietta non abituata al traffico avrà sempre paura ad attraversare un viale trafficato)
Non tutti i vampiri che ho descritto sono così acclimatati al tempo moderno in cui li ho fatti agire, certamente avendo vissuto i cambiamenti hanno potuto assimilarli mantenendo soltanto una lieve aura retrò, forse nel tipo di fascino che propongono e nel vestiario. Certamente un vampiro proveniente dall'Europa, ove abbia vissuto isolato e venga portato a contatto con la modernità della St. Louis che descrivo potrebbe effettivamente avere dei problemi.
Jean Claude ha invece una mente più moderna più adattabile e in generale, i vampiri che vivono in America, nella società che ho descritto, hanno dovuto sviluppare un senso di adattamento fuori dal comune.
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