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L'orecchio umano non riesce a percepire tutte le oscillazioni dell'elemento in cui siamo immersi, ossia l'aria. Se un suono è molto debole, non viene percepito. Per esempio se si parla a bassa voce, molto difficilmente si riuscirà a sentire la voce da lontano.
Un suono, oltre quindi a non essere troppo debole, per essere percepito dall'orecchio umano deve rientrare anche all'interno di un range di frequenze che riescono ad essere “captate” dal nostro timpano. Questo intervallo di frequenze va dai 16 Hz ai 20.000 Hz, ossia riusciamo a percepire come suoni le onde di pressione dell'aria che oscillano più di 16 volte al secondo e meno di 20.000 volte al secondo.
Se la frequenza è inferiore ai 16 Hz, allora ci troviamo di fronte agli infrasuoni. Essi non sono altro che delle vibrazioni dei corpi con frequenza troppo bassa per essere percepite come suoni. Ad esempio se vi è un tuono lontano di cui non riusciamo a percepire neppure il rumore cupo, esso può propagare un'onda di pressione che ha frequenza inferiore alle 16 oscillazioni al secondo (quindi non percepibile dall'oreccho umano) ma quest'onda infrasonica potrebbe far vibrare i vetri delle finestre che in tal modo incominciano a tremare. In tal caso noi riusciamo a sentire il tremore dei vetri solo perché le onde di pressione dell'aria generate dal movimento dei vetri, hanno una frequenza superiore alle 16 oscillazioni al secondo.
Gli ultrasuoni, invece, sono onde di pressione che superano la frequenza dei 20.000 Hz al secondo. Bisogna immaginare un suono che diventi sempre più acuto sino al punto da non essere più udibile. E' possibile creare questo effetto con i sistemi elettronici in grado di sintetizzare i suoni.
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