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I pipistrelli utilizzano un sistema di rilevamento degli ostacoli molto raffinato. L'animaletto nel suo volo emette delle “grida” ultrasoniche, ossia dei suoni con frequenza molto alta, superiore alla frequenza sonora percepibile dall'orecchio umano. Queste onde sonore urtano contro gli ostacoli e ritornano verso la fonte che li ha emessi. In tal modo il pipistrello, valutando il tempo impiegato da un'onda sonora per ritornare indietro, riesce a costruire una vera e propria “mappa sonora” del mondo esterno, all'interno della quale egli si muove.
L'impiego dell'eco per muoversi all'interno dei diversi ambienti, naturali e non, permette al pipistrello di cacciare di notte. Infatti il piccolo animaletto può benissimo fare a meno della luce.
Questo sistema di ecolocalizzazione, basato sull'analisi del feedback di un'onda sonora emessa da una fonte, viene utilizzata anche dalla tecnologia umana. Nel cosidetto sonar (dall'inglese “sound navigation and raging”, ossia “navigazione e misurazione attraverso l'utilizzo del suono”), il cui termine italiano è ecogoniometro, viene emessa un'onda sonora in un liquido. Tale onda rimbalza e viene riflessa dagli ostacoli solidi che incontra nella sua propagazione, generando degli echi. Degli strumenti elettronici riescono a calcolare i tempi impiegati da queste onde riflesse per ritornare alla fonte che l'ha emessa. Gli strumenti tengono conto delle diverse direzioni in cui l'onda si propaga e da cui gli echi ritornano ed in questo modo è possibile ricostruire una mappa degli oggetti solidi che si trovano immersi in un liquido.
Con l'ecoscandaglio, ad esempio, è possibile ricostruire la mappa del fondale marino partendo da misurazioni effettuate proprio attraverso l'emissione di onde sonore ed il calcolo dei tempi impiegati dalle onde riflesse per ritornare alla fonte dell'emissione.
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