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Ho scritto queste righe qualche tempo fa, destinandole ad un caro amico: a lui sono dedicate, e per sua gentile concessione ora posso mostrarle anche a voi...
Mettetevi comodo e...
...aprite la porta rivestita di cuoio. Uscite dalla camera, avviandovi giù per i gradini di pietra coperti di moquette rossa un po' lisa, ed arrivate nella sala da pranzo semi vuota. Due file di armature lucenti vi accolgono, illuminate da lampadari di ferro nero e dai raggi di sole che a fatica passano i grossi vetri colorati alle finestre istoriate con figure araldiche.
Avanzate, prendete posto ad uno dei lunghi e massicci tavoloni di legno e, mentre ascoltate la fantasia discreta della pianista, compaiono davanti a voi prosciutto al forno affumicato, anatra arrosto con cavoli rossi, salse di rafano e di mirtilli rossi, gnocchi di pane al lardo e qualche altra squisitezza all'aneto.
Alternate occhiate dalle armi sulle pareti alla mappa su cui è segnato l'itinerario, una passeggiata di qualche ora per sfruttare il tepore del pomeriggio. Un caffè viennese e infine, alzatovi, cominciare a vestirvi per uscire. Dalla penombra dell'atrio dipinto di blu, come un cielo stellato, aperto il portone, vi affacciate: i vostri sensi vengono d'improvviso destati. Camminando accecato dal sole che inonda il vicolo, il respiro mozzato dalla brezza frizzante, vedete sulle case antiche i segni dell'alluvione di agosto. La Moldava, che ora mormora dolce ai margini del parco in cui ora vi trovate, in questa zona ho tracciato una linea continua sotto le finestre dei secondi piani. Ma riuscite ad immaginarlo? Metri e metri di acque sporche e furiose che non si possono fermare...
Percorrete una silenziosa piazzetta alberata, in fondo alla quale imboccate una ripida scalinata a ridosso di un alto muro che chiude uno dei lati ...arrivate in cima e il cuore si apre: siete arrivato direttamente sul ponte Carlo! A destra la nera torre d'accesso, a sinistra una lunga teoria di santi, anch'essi neri, ma con bagliori d'oro, che vi scrutano severi dall'alto del parapetto, con volti ammonitori. Primo tra tutti san Giovanni Nepomuceno, gettato nelle acque legato mani e piedi per ordine del Re. Attraversate il ponte, che da mille anni resiste alle intemperanze della Moldava, e quasi non vi accorgete del leggero senso di sollievo provato nel lasciarlo alle spalle, perché i vostri occhi improvvisamente colmi di cupidigia sono stati distratti dalla vista di una certa vetrina. Una libreria antiquaria...
Stampe, trattati, erbari in italiano, ebraico, francese e ceco. Breviari e carte geografiche...ovunque simboli alchemici... no, non è il Paese dei Balocchi, questa è Praga, il cuore esoterico d'Europa, dove il Golem riposa nascosto dal rabbino Low e la Cabbala è oggetto vivo di studio. Ve ne staccate a malincuore per lasciarvi portare dal flusso di folla che nutre una selva di stupidi negozietti di artigianato spacciato per locale, souvenir e paccottiglia varia. Non troverete certo qui gli autentici e musicali cristalli di Boemia, né i famosi artisti dell'oro che incastonano i granati sottratti alla terra. Voci losche vi sussurrano alle spalle proposte di contrabbando e cambio nero, voci suadenti v'invitano al teatro invisibile, dove attori vestiti di nero, su un palco dello stesso colore, nell'oscurità interrotta da fari spot muovono marionette che paiono animarsi per magia.
La vostra meta si avvicina: Staromestské Namestì, la piazza vecchia, uno spettacolo di dimore storiche dalle barocche facciate affrescate con sfarzo dalle famiglie facoltose, ma, soprattutto, l'orologio astronomico datato 1490 dalle mille ingegnose funzioni incastonato sul fianco del Municipio. Narra la leggenda che l'artefice, il mastro orologiaio Hanus fu accecato dai consiglieri municipali per impedirgli di riprodurre altrove la sua opera.
Ancora qualche rapida occhiata -tempo tiranno!!- e poi cambiate programma: il quartiere ebraico domani mattina, e oggi, non potete aspettare, il Castello di Praga. Lo vedete da quando siete arrivato: le guglie della cattedrale di San Vito svettano su tutto. Come arrivate? Col tram, che sferraglia tranquillo per una via signorile ma ripida, con il conducente che a volte scende per azionare gli scambi a mano, con i passeggeri assorti nella lettura o in conversazioni educate, a mezza voce.
Ecco: sul piazzale l'immancabile trio di archi (a Praga c'è il Conservatorio nazionale) esegue arie popolari, malinconicamente mitteleuropee, mentre il cambio della guardia presidenziale procede con batter di tacchi e urla marziali. Ma non attardiamoci...entriamo...
I tre cortili si aprono uno dentro l'altro, vi portano nel cuore del Castello, che tra le sue mura comprende molti gioielli, come il Vicolo d'Oro, insieme di minuscoli alloggi delle guardie di Rodolfo II, diventati poi botteghe orafe. Del Vecchi Palazzo Reale ammirate le massicce fondamenta originali, del decimo secolo e, percorrendo la gradinata dei Cavalieri, sentite l'eco degli zoccoli nella sala dei Tornei: rimbombano sul legno e le dame sospirano emozionate al giostrare dei contendenti.
Vi giungono all'orecchio anche lontane voci straziate...forse da quella finestra laggiù...deve essere quella testimone della seconda defenestrazione di Praga.
Nella Cattedrale di San Vito cercate invece oltre l'ovvia bellezza gotica della struttura e dell'arredo...volete i dettagli...come le gargouille deformi ed urlanti sulla copertura esterna...i pluviali di piombo come draghi ad ali spiegate...pietre convesse e lucide per il continuo inginocchiarsi davanti agli altari. Esausto davanti a troppa meraviglia riposate lo sguardo passeggiando per i Giardini, ma dormono ancora, le fontane sono asciutte...solo i famosi tulipani di Turchia iniziano a germogliare.
Il pomeriggio è fuggito via...imbrunisce...il fiume si tinge di rosa, il tramonto ingentilisce persino gli squallidi quartieri moderni in periferia che scorgete ad est. Scendendo riflettete...non posso sapere a cosa dedicate i vostri pensieri: io ero preda del rammarico, perché sapevo che di Praga avrei visto, pur impegnandomi, solo l'immagine di superficie.
Resta il fatto che, a tradimento, un piccolo chiosco vi sommerge con profumo di vaniglia...dopotutto è quasi ora di cena...per pochi centesimi acquistate un wafer rotondo preparato al momento: morbida crema tra due cialde fragranti e tiepide, il tutto alto un paio di millimetri, ma con la circonferenza di un piatto piano.
Sbocconcellate pigro, un poco stanco, mentre le temperatura scende. Meglio alzare il cappuccio e infilare le mani in tasca.
Volete seguirmi ancora per pochi passi? Vorrei mostrarvi per ultimo il cielo blu e buio, come si vede dal lungofiume. L'aria incredibilmente tersa mostra la luna luminosissima e una profusione di stelle, per nulla sminuite dalle luci artificiali. Sono le stesse studiate per ventotto anni da Keplero, che ispirarono Mozart e Dvorak, e chissà quanti altri.
Ora basta...vi riporto al vostro alloggio...
La vostra stanza vi accoglie, calda e ordinata. Altre giornate attendono, intense ma, ahimè, poche. Vi sedete sul letto e...
... siete di nuovo a casa: ora vi lascio riposare...a presto..
Spero che la passeggiata non vi abbia annoiato, anzi, vi sia giunta gradita. Sarebbe stato notevolmente presuntuoso imporvi un racconto completo della città, me ne rendo conto, ma scegliere cosa mostrarvi e cosa escludere mi ha messo a dura prova...
Vostra Mina Harker

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