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L'aroma del caffè turco…tutto il tempo necessario per annusarlo mentre aspetto che i fondi depositino. D'altra parte non ho nessuna fretta di scendere dalla barca: il mare mi dondola piano e la brezza mi rinfresca.
Ma appena esco dall'ombra delle tende…
Il calore…il sole pizzica sulla pelle e il riverbero del mare ti costringono gli occhi come fessure. Sbarco su una distesa di ciottoli arroventati che non offre alcun riparo, ma so dove dirigermi cioè all'estremità sinistra della spiaggia, dietro la grossa roccia. Lì si trova l'imboccatura di una stretta gola umida e ombrosa, sul cui fondo scorre un torrentello d'acqua fresca che sgorga dalle montagne sovrastanti e ristora solo a guardarla. La valle fa parte del parco nazionale turco dei monti Bey, poco lontano da Phaselis, sul golfo di Antalya.
Qui sorgono le rovine di Olympos, già un'importante città Licia nel 2° secolo avanti Cristo che conobbe il massimo della sua vitalità grazie alla successiva occupazione romana. Rimase fiorente anche dopo la caduta dell'impero e nel Medio Evo passò sotto varie dominazioni: genovesi, veneziani e Cavalieri di Rodi. Ognuno di questi lasciò lungo il litorale fortezze ancora oggi visibili. Furono proprio i veneziani a segnare l'inizio della decadenza, usando la città come magazzino per i loro commerci. Le scorrerie dei pirati e le epidemie fecero il resto: nel 16° secolo Olympos fu abbandonata.
All'epoca dei romani doveva essere un piccolo paradiso di provincia, dotato di anfiteatro, terme pubbliche, mosaici e una piccola e ora silenziosa necropoli che si snoda lungo una via che sovrasta il centro. Bisogna ammettere a onor del vero che i resti non sono poi così interessanti, per tacere dello stato di semi abbandono in cui si trovano. Quello che affascina è la posizione tra le strette rocce e il verde che invade le rovine: pini, viti, fichi e oleandri in fiore. Si può godere di scorci che farebbero la gioia di un pittore rovinista. Lungo il percorso, tutto all'ombra degli alberi, potete trovare colonne cadute e nodose radici che s'insinuano tra le pietre, pozze d'acqua dolce gorgogliante e persino un minuscolo ristoro che offre esclusivamente arance spremute al momento.
Non vi consiglio di andare appositamente ad Olympos, non ne vale la pena, ma fermatevi se siete già in visita al parco. Ricordate che recandosi qui via terra un fuoristrada non è così indispensabile come vorranno farvi credere; sulla via incontrerete una simpatica locanda che offre alloggio per la notte in casette costruite sugli alberi.
Mina Harker

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