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Partiamo dal porto di Ficogrande all’imbrunire. Davanti a noi si delinea Strombolicchio, uno scoglio lavico resto di un piccolo cono laterale: sembra l’isola dei Morti, quella di Arnold Bocklin, e porta un faro arroccato sulle pareti lisce e verticali. La barca aggira le rocce, aprendoci la vista alla Sciara del Fuoco, 920 metri visibili di colata lavica nera come la pece, che continua immergendosi per altri 500 metri a picco verso le profondità del mare. In questa conca si riversa la lava incandescente da secoli. Se tu fossi un sommergibile da qui potresti cominciare a scendere verso la Fossa del Tirreno, seguendo la dorsale della Sciara fino a tre chilometri sotto la superficie.
La barca getta l’ancora e si ferma, dondolando dolcemente. Mentre gli ultimi bagliori del sole si spengono salgo sul tetto della cabina di comando. Stendo la coperta, mi sdraio, metto lo zaino sotto la testa e mi arrotolo per sfuggire all’umidità e al freddo della notte. Alzo gli occhi: nell’oscurità che s’infittisce spiccano stelle a migliaia, come da noi non se ne vedono più. Piano piano lo spettacolo comincia: dal profilo dell’isola scie infuocate si susseguono a sempre maggior intensità. Stromboli, uno dei pochi vulcani in attività permanente del mondo con manifestazione esplosiva, getta dalle sue tre bocche eruttive magma infuocato, lapilli roventi e frammenti di lava, la linfa viva della terra stessa. I motori sono spenti, e al mormorio del mare di unisce a tratti il rombo cupo dell’eruzione, che ogni 15 minuti raggiunge un picco di turbolenza per poi calmarsi.
Rimaniamo in contemplazione mezz’ora, forse un’ora intera, non so, però adesso è ora di rientrare. Il rosso arancio alla sommità dell’isola rimane visibile a lungo all’orizzonte.
Ci aspettano più di due ore di navigazione per tornare a Vulcano, dove alloggiamo. L’aria è pungente: la pelle del viso che prima si arrossava per il sole ora brucia per il vento. Domattina ci godremo un lungo bagno ristoratore nella pozza di fango caldo alimentata dalle fumarole della solfatara, per poi sciacquarci nelle acque del mare riscaldate da emissioni di gas a 200 gradi.
Mi ripropongo di tornare in futuro per approfondire la conoscenza con queste isole meravigliose che sono le Eolie.
Mina Harker

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