|
|
Sono
tornata per portarvi con me in un luogo lontano…
E' un luogo ricco di storia e tradizioni, di calore ed allegria. Paese
simile al nostro.
Un luogo dove l'azzurro è il colore che domina, dove il vino è incontrastato
signore, dove la storia e le sue vestigia soffocano il presente.
Vi parlerò ora di una città divisa da un fiume, inerpicata sulle alte
sponde che lo affiancano, una città famosa: O'porto.
Famosa per le sue barche tipiche, che trasportano il prezioso vino dalle
vigne, fino alle case vinicole sparse sulla riva sinistra, dal giorno
in cui un folle inglese decise di eliminare il monopolio del Madera
e creare un nuovo vino.
Geniale pazzo, riuscì nell'impresa e naque un vino dalle caratteristiche
variegate: buono per i pasti, eccellente con il dessert, prezioso per
la compagnia.
Ne esistono di antichissimi racchiusi nelle cantine delle case vinicole,
dai gusti ricchi e sensuali.
Oggi,
accomodati ai tavolini dei numerosi ristoranti tipici della riva
destra, si possono vedere i cartelloni pubblicitari con i nomi delle
case vinicole, troneggia su tutti l'uomo nero della Sandman.
E' bello, signori, sorseggiare un buon bicchiere di porto mentre
si osservano oziosamente le luci della città riflettersi sul Douro
e pensare all'esplorazione di questa città che riserva scorci incredibili
di ricchezza e rovina.
Il sole della mattina rende scintillanti gli Azulejos che decorano
le intere facciate delle chiese ma anche delle case comuni.
Azzurri e bianchi: disegni di santi, di storie, di miti e di paesaggi.
Comuni piastrelle che diventano opere d'arte.
L'interno delle chiese riflette l'idea opprimente che questo popolo
ha della religione.
Ovunque tombe... murate nelle pareti, nel pavimento
sul quale i turisti camminano, oppure esposte con i sarcofagi in pietra
sui quali sono distese statue raffiguranti i defunti.
Raccapricciante il notare le bare trasparenti nelle quali le mummie riccamente
abbigliate sono lasciate impotenti, deturpate dagli sguardi curiosi.
Come commentare l'immagine del Cristo: statua a grandezza naturale, che
trascina la croce, con la fronte cinta dalle spine e sanguinante, oscena
nella sua realtà.
Quasi ripugnante nella sua precisione artistica, che nulla offre al mistero
ed alla grandezza dell'estremo sacrificio.
Pare quasi un'offerta al più sadico e macabro voyeurismo religioso.
Lasciando vagare lo sguardo fra gli opulenti decori barocchi .. la statua
della Vergine… trafitta da spade, anche qui il mio spirito è ferito: fuggo
fuori da questo
luogo che dovrei considerare di pace, riflessione ed amore.
Rifuggo da tanto macabro e crudele spettacolo.
Mi aggiro per la città fino ad una larga spianata coperta di rovine… interi
isolati rasi al suolo per far posto non si sa ancora a cosa… pare che
una bomba sia esplosa lasciando solo macerie.
Le finestre delle case attorno paiono occhi aperti e sconvolti.
Già, le finestre portoghesi: tutte diverse e così belle, dalle forme particolari
e caratteristiche.
Girellando senza meta per la città ci imbattiamo in una libreria… è veramente
particolare: l'intero arredamento è in legno ed una fantastica scala,
come un nastro, porta al ballatoio in legno sopraelevato.
E' probabilmente il sogno di ogni lettore: avere una stanza simile in
cui rifugiarsi per gustare e provare l'immenso piacere della lettura.
Si, è decisamente un ambiente suggestivo e ricco di fascino, inoltre al
piano superiore è attivo un minuscolo bar e quindi è possibile accomodarsi
ai minuscoli tavoli per riposarsi e contemplare questo locale in totale
relax, oppure approfittarne per iniziare subito la lettura del libro acquistato.
Lasciamo O'porto ed addentriamoci nella campagna.
Sotto il sole di agosto la calura è infernale, gli incendi si intravedono
come scuri pennacchi che si innalzano dalle colline.
Giungiamo ad una delle nostre mete, Guimaràes Codx, una splendida cittadina
dal centro storico veramente ben conservato e ricco di piccoli dettagli
come la fontanella o i capitelli delle colonne: è piacevole passeggiare
per queste stradine lastricate circondate da case non altissime, ben curate
e pulite.
Ripartiamo e giungiamo dove finalmente
trovo qualcosa che rapisce il mio cuore: Batalha, la sua cattedrale,
interamente ricoperta di pizzi di pietra scolpita, il suo colore
è quello del prezioso avorio antico, il soffitto ad angolo acuto,
sorretto da archi leggeri come trine, è lontanissimo da noi.
Le sottili ed affusolate colonne aumentano la sensazione di altezza.
Non vi è nulla… è interamente spoglia… scevra di tutti quegli orpelli
barocchi così comuni nelle altre chiese, solo i merletti di pietra
sono la sua ricchezza. Finalmente sento una sensazione di pace,
mi invade una calma, una serenità come in nessun altro luogo fino
ad ora visitato.
Si, qui si può realmente sentire la presenza di qualcosa di infinitamente
superiore e benevolo.
In un'ala della cattedrale c'è una tomba.
Una stanza quadrata con al centro il sepolcro di un re e della sua
regina...sepolti insieme in un alto sarcofago in pietra.
Due statue paiono risplendere illuminate dai raggi del sole che
filtrano dalle bifore superiori.
I volti levigati.
E' tutto eburneo e scintillante… quasi magico… triste e dolcissimo…
le mani delle due statue sono allacciate,
fermate nel tempo e nella pietra in una stretta
d'amore.
Lasciamo anche questo luogo .. ma lo faccio con un sospiro
di tristezza e rimpianto.
Scendiamo verso sud, il caldo aumenta.
L'autostrada è circondata da folti boschi di eucalipti, un altro incendio
.. vicino… le fiamme lambiscono l'asfalto.
Passo , mentre i finestrini già surriscaldati dal sole si arroventano.
Rido… è finita.
Giungo finalmente alla fine del nostro peregrinare.. il mare o meglio
l'oceano si dispiega nel suo blu che pare infinito dinnanzi a me…
Qui termina il mio Portogallo, termina e si spegne fra i moderni grattacieli,
fra i complessi alberghieri della costa, termina nella moderna uniforme
mediocrità della vita tornata normale.
Gabrielle de Lioncourt

|
|
|