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Vieni, mio Signore, vieni a passeggiare: su questo lungomare, dinnanzi
a questi palazzi dalle facciate rivolte verso l'orizzonte.
Partiamo da qui: dall'Aeronautica Militare, monumentale costruzione in
stile fascista. Camminiamo lentamente.
Osservando il mare illuminato dalle luci della città. Alla nostra sinistra
in minuscoli slarghi alberati occhieggiano piccoli locali.
Davanti a noi la meta: Bari vecchia ed il Castello . Passiamo davanti
al vecchio mercato del pesce, dopo aver osservato il Politeama, in interminabile
restauro.
Saliamo verso Via Venezia, calpestando il pavimento lastricato in pietra
avorio, intervallato da faretti che splendono come stelle.
Fendiamo la folla che gremisce il primo pezzo di questa via attratta dai
locali, fino a giungere al Fortino, sotto di noi oltre la via trafficata:
il mare ed il molo che protegge le imbarcazioni che dolcemente dondolano
fra le onde.
Le case che compongono la cerchia esterna di Bari vecchia sono state per
la maggior parte restaurate, le luci, aranciate, ne rendono affascinante
il contrasto con il nero della notte. Anche la luna pare invidiarle ed
indossa una livrea rossastra.
Fermarsi appoggiati al parapetto, assaporiamo la notte, mentre lentamente
la maggioranza della gente lascia questo luogo.
Siamo quasi soli ed i nostri passi iniziano a farsi udibili, non più mascherati
da quelli della massa.
Camminare oziosamente lungo le mura,
osservare dall'alto la piazza sulla quale si affaccia la basilica
di S. Nicola, con la sua facciata romanica illuminata a giorno.
Lanciare sguardi curiosi alle scale che conducono giù nel cuore
segreto e pericoloso di questa città; un cuore antico, fatto di
un intricato intreccio di stradine e vicoletti nei quali si affacciano
chiese e basiliche dai portoni in lucido legno e circondati da colonnine
di pietra scolpita.
Tentiamo, sfidiamo la sorte. Scendiamo lungo questi stretti gradini,
svoltiamo sotto ad un'arcata.
Di fronte a noi un cancello di ferro lascia vedere il chiostro della
basilica di S. Nicola.
Vaghiamo in queste strette strade pavimentate con lastre di pietra
nera, consunte, quasi tondeggianti, rese lucide dal calpestio..
Il silenzio è rotto da qualche motorino e dalle voci che emergono
dalle case in una lingua incomprensibile.
Giungiamo in Piazza Mercantile. Sconvolta e stravolta dai lavori,
che costringono tutti in percorsi obbligati fra le recinzioni, che le
tolgono parte del fascino.
Non si riesce, infatti, ad apprezzare la bellezza del palazzo che domina
questa piazza: il Palazzo del Sedile dei Nobili.
Di fronte ad esso una casa rossa, una tonalità scura, con le finestre
bordate di bianco, che spicca come
un pavone fra tanto avorio, in una nicchia una statua, forse la Vergine.
Sacro e profano, sotto
la nicchia: un pub. Qui fra queste case
vecchie, sbiancate di calce, fra l'immondizia abbandonata
negli angoli: qui sei un estraneo.
Gli occhi della gente lo dichiarano, il tuo comportamento, curioso
di scoprire i dettagli, lo conferma.
Dettagli come gli stretti vicoletti ciechi che passano sotto le
arcate delle case.
Curioso di notare in fondo ad una viuzza una piazzetta quasi invisibile
ad un osservatore distratto.
Ridendo lasciamo quest'angolo segreto, misterioso.
Covo d'illegalità, ma ricco di mistero.
Attraversiamo il viale e sediamoci a bere qualcosa prima di lasciare
ai ricordi questa città, che comunica tutto il suo antico fascino
e tutta la sua disperazione di città di frontiera.
Ovunque l'oscurità è trafitta dai lampeggianti blu delle auto delle
forze dell'ordine.
Peculiare minuetto danzato fra onesti e disonesti, in un gioco di
guardie e ladri.
Gabrielle de Lioncourt

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