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Triora ciò che è stato e ciò che rimane delle streghe
Lasciandoci alle spalle lo splendore del mar Ligure, cristallino azzurro intenso sotto un cielo terso, ci inoltriamo verso l'entroterra; i colori sono tendenti all'ocra e le colline prospicenti il mare sono costellate di serre che butterano il paesaggio altrimenti arso dal sole, poi si inizia ad inerpicare sui fianchi delle colline.
La vegetazione diventa sempre più "selvaggia": di un verde brillante, a tratti quasi cupo improvvisamente, nel bosco che riveste la collina, sopra ad un promontorio a strapiombo di roccia: una torretta di avvistamento, che pare parte della roccia sulla quale sorge.
Proseguiamo ed arriviamo ad una collina terrazzata per gli ulivi, risaliamo ancora e giungiamo finalmente al paese di Triora.
Triora fu teatro di una caccia alle streghe di discreta importanza; oggi, tutto quello che resta di loro, apparentemente, è una statua nella piazzetta/terrazza e qualche cartello sparso su muri diroccati ma, proseguiamo con ordine... La prima cosa che si incontra è il museo delle streghe: una raccolta di oggetti rurali antichi, abiti, tanti libri sulla stregoneria, la magia, l'inquisizione; spaccati di vita contadina, ricostruzioni con manichini del processo alle streghe.
Meglio sarebbe chiamarle con il loro nome ligure: bàggiure.
Uscendo si cerca di carpire un pochino dell'atmosfera che si doveva respirare ai tempi in cui quelle infelici donne furono condannate.
I vicoli strettissimi che rendono Triora buia anche se vi è il sole, moltissimi di questi carruggi sono veri e propri sotto le case, umidi e freddi parrebbero caverne se non fosse per le rocce di cui sono fatti.
Seguiamo quindi le tracce delle streghe fino alla zona detta "Cabotina" qui vi erano le case delle bàggiure e dove si incontravano per i loro riti o per partire alla volta di sabba con le altre fattucchiere della zona.
Si perchè Triora non era il solo paese della zona in cui vivessero delle bàggiure, anzi forse in tutti i paesi di questa vallata, del torrente Argentina, vi erano streghe, spesso, le leggende riportano, si incontravano per "giocare a palla" con i neonati rapiti.
Oggi restano soltanto monconi di muri di rocce dai tetti sfondati, tristi rovine di una storia di invidia, ignoranza e sperstizione.
Anche la stessa natura del posto ha "pagato" il suo prezzo alla cecità degli uomini: noci e castagni della collina sono stati tagliati, ritenuti punti di incontro delle streghe o malefici.
Il silenzio circonda questa zona, a dire il vero abbastanza isolata dal resto del paese, perfino le prime case che incontriamo, tutte in vendita, sono diroccate o in rovina; è come se la maledizione delle streghe uccise abbia contribuito a far fuggire dalle vicinanze dei loro luoghi i compaesani.
Torniamo nella parte "viva" del paese per addentrarci in una serie di carruggi che si dipartono dalla Collegiata N.S. Assunta sul cui muro è affisso in ben triste cartello: "di origine remota sorta su un forum pagano", può voler dire tutto o niente, sempre nell'ottica dell'inglobazione dei riti precedenti al cristianesimo da quest'ultimo.
Una sorta di "monito": nulla resta immutabile tutto si evolve.
La religione più "forte, prevalica quella antecedente facogitandola o perseguitandola,
Chiediamo di poter entrare in Chiesa a vedere un quadro, per altro citato dalla guida in nostro possesso, il prete, chiaramente seccato ci autorizza ad entrare in chiesa, stava chiudendo, la sua irritazione sale quando ci vede osservare la chiesa e perentoriamente ci ingiunge di andarcene; per lui si è fatto tardi è ora di chiudere. Viene da pensare che la religione sia dispensata con il cartellino, se si timbra rosso si resta fuori.
Usciamo, non senza parecchio rancore nei confronti del prelato, si continua l'esplorazione e si giunge al forno comune: sistemato in una sorta di piazzettina costituita da cortili con minuscoli giardini molto ben curati e ricchi di fiori.
Le parti ristrutturate di Triora sono state fatte con molta cura, danno da pensare le molte case disabitate e chiaramente in disuso e i numerosi edifici in vendita: come se questo paese fosse stato lungamente dimenticato ed ora tentasse di riavere degli abitanti.
Torniamo sui nostri passi fino alla terrazza/piazzetta dove eravamo stati accolti dalla statua della strega, la fisso a lungo.
La statua in ferro è moderna è anche non troppo bella, decido di farle una foto e, mentre scatto l'immagine, un vecchietto che passa borbotta, rivolto chiaramente a me: "ecco, tutti a fotografarla e nessuno a dire un rosario per lei".
La fotografia l'ho fatta mi volto ad osservare il vecchietto e poi torno a guardare la "strega" e penso "vorrebbero ti si dedicassero le medesime preghiere che ti hanno condannata?"
Non mi viene da pensare ad un insulto peggiore per la raffigurazione silenziosa rappresentante di quel gruppo di povere donne condannate.
Passo nuovamente dal negozio di souvenirs, già prima avevo omesso di nominarlo: si trovano in vendita streghe di tutte le fogge, cappelli a cono e tutti gli altri gadgets del genere; forse le Bàggiure erano malefiche, forse erano terribili pagane, forse hanno portato malefici: ma ora niente da dire rendono bene.
A triora resta come un fossile inglobato della roccia uno dei famosi casi di stregoneria e processi alle streghe che l'Italia abbia avuto, un paese a metà fra il ricordo ed il futuro forse non il meglio ne dell'uno ne dell'altro.
Per altri articoli sull'argomento che tratta delle streghe liguri vedere la sezione Magia [ ... ].
Gabrielle de Lioncourt

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