Se lo desiderate Vi porterò con me nella notte, fra le alte e taglienti scogliere laviche di Tenerife.
Vi guiderò fra queste nere rocce a strapiombo sull'oceano, che è illuminato dalla luce della candida luna e dalla poche stelle non oscurate da essa.
Guardate questo punto dove si è creata una stretta pozza… la concentrazione… osservare il lento ed ingannevole flusso e riflusso delle onde, quasi ipnotico.
Tentare di calcolare l'esatto istante, confidare nella Dea bendata… spiccare il salto.
Ai lati vedi solo le rocce che scorrono veloci al tuo fianco, in basso vedi l'acqua che pari non raggiungere mai, poi improvvisamente l'aria sembra schizzarti via dai polmoni, l'impatto con il gelo dell'oceano.
Consapevole di non aver toccato il fondo dai una potente spinta con le gambe e riemergi, vorresti urlare per l'adrenalina che hai in corpo, ma non c'è tempo devi uscire velocemente da quell'anfratto fra le rocce.
Veloce, prima che le onde, ingannevolmente placide, ti scaglino contro gli scogli.
Veloce ti muovi con forza, ma sei immobile la corrente dell'oceano è terrificante per fare i pochi metri che ti separano dal possibile approdo ci vuole tanto e le braccia quasi sembrano staccarsi dal corpo.
Poi tocchi la roccia fra un fuggi fuggi di granchi enormi e rossi, aiutato dalla forza delle onde risali e riguardi il punto dal quale ti sei tuffato… un brivido.
Lentamente, come un ragno, ti arrampichi fra le rocce in verticale sulle onde, che dolcemente si infrangono sempre più lontane.
Alla mattina partiamo per raggiungere il Teide.
Lasciamo la costa sferzata dal vento sotto un cielo limpido come il cristallo ed un sole accecante.
Percorriamo la strada che si snoda fra le rocce in un territorio secco e cauterizzato dal sole e dalla salsedine solo pochi cactus e alcuni cespugli rinsecchiti costituiscono la vegetazione.
Giungiamo a San Michel qui il vento è come scomparso e la temperatura comincia a farsi alta.
Arriviamo alle falde del Teide iniziamo la salita nel parco nazionale, ora possiamo rivedere l'oceano e le altre isole è una vista che blocca il fiato in gola.
Continuiamo a salire la macchina pare arroventarsi la temperatura è quasi insopportabile, non c'è un filo d'aria.
Giungiamo in un altopiano e finalmente il Teide si erge davanti a noi, siamo a circa 2000 metri di quota, ma l'aria è rovente.
Qui si vedono chiaramente le colate di lava che dalla cima del vulcano raggiungono l'altopiano alcune nere altre ricoperte di sedimenti marroni.
La strada si snoda ai bordi di questo anfiteatro naturale, passando fra rocce azzurro/turchesi di depositi.
In uno degli spiazzi consentiti ci fermiamo ad ammirare il Teide in tutta la sua bellezza il paesaggio pare lunare, anche i radi cespugli a forma di basse cupole sembrano astronavi aliene, le uniche forme di vita qui sono le lucertole, pipistrelli ed una strana varietà di farfalla.
Raggiungiamo quindi la funivia, unico modo per salire i restanti mille e rotti metri che ci separano dalla vetta, ma qui la delusione ci coglie… una fila interminabile di turisti ci ha preceduti.
Attendere il turno sotto questo sole implacabile è un'impresa veramente dura.
Lasciamoci quindi alle spalle questo strano luogo e ritorniamo verso la costa.
Ora, primo pomeriggio di agosto, la temperatura usciti dall'altopiano è veramente intollerabile.
Alla massima velocità consentita da queste strade ci lanciamo verso Playa Las Americans, sembra di aver varcato un muro invisibile: improvvisamente l'aria si fa più fresca.
Las Americans probabilmente è il luogo adatto ad una città nuova ricca di grattacieli di hotels dai nome tipicamente americani, una città per il divertimento.
Lungo la passeggiata locali di ogni genere, dalle discoteche aperte tutta la notte, ai bar, birrerie ed immancabile Mac Donalds.
Il casinò è l'autentico gioiello di questo tipo di architettura: due vasche colme di acqua e spruzzi sovrastate da colonnati che reggono tante diane in atto di scoccare la freccia, al centro di questo mastodontico lato l'arco di ingresso trionfale…
Tenerife isola vulcanica, spoglia, brulla, arsa dalla salsedine e cotta dal sole… solo l'uomo poteva pensare di renderti un paradiso artificiale, annientando totalmente il fascino che anche le sole rocce possono avere.

Gabrielle de Lioncourt