Ian Valek


Guerrieri del Kali Yuga

Adonai era famoso per tante cose: era famoso per le sue abilità di combattente, era famoso per il modo perculiare in cui i "doni oscuri" si manifestavano in lui, era famoso per la sua vasta conoscenza del misticisimo del medio e del lontano oriente ed era famoso per il terzo occhi che aveva in mezzo alla fronte e che si apriva nei momenti di frenesia bellica, in quel momento però era chiuso e sembrava nulla più di una piccola cicatrice in mezzo alla fronte. Era anche famoso per essere il progenitore di una stirpe vampirica che da poco era comparsa (o meglio ricomparsa) sulla faccia della Terra, le cose non stavano proprio così ma questa è decisamente un'altra storia.
Adonai camminava per il corridoio buio, non che i suoi sensi amplificanti non gli permettessero di vedere nell'oscurità come se fosse luce; ci mise poco ad individuare la figura davanti a sè, una figura che procedeva con gli occhi luminosi di un rosso intimidente, quasi irreale.
"Valek ..." lo salutò Adonai.
"Adonai..." rispose l'altro.
"Ho saputo che torni in Italia per volere della grande e glorioso Mano Nera" disse il vampiro con tre occhi, usando una punta di ironia nella frase.
"Si... c'è qualche anziano particolarmente malvagio che deve essere rimesso al suo posto" rispose Valek usando un tono volutamente canzonatorio ed eccessivamente semplicistico, poii fece per superare il suo interlocutore.
Adonai attese che l'altro facesse qualche metro e poi disse: "Kali Yuga..." Valek si fermò e si girò verso l'altro: "Cosa?"
"Kali Yuga... è il nome del periodo alla fine dell'attuale era, un periodo nel quale noi stiamo vivendo i preludi, un periodo in cui il bene sarà chiamato male ed il male sarà chiamato bene, in cui la giustizia sarà il sopruso ed il sorpruso sarà giustizia."
I due si fissarono per secondi che sembravano lunghi come secoli, poi Valek si voltò e riprese il cammino: "Sofismi ..." disse semplicemente.

La macchina correva ad una velocità normalissima per la strada, non era un modello nè vecchio nè nuovo e non aveva particolari di risalto di sorta. Era una macchina normalissima.
Troppo normale.
Ad una prima occhiata erano persone normalissime anche i suoi occupanti: cinque ragazzi di cui il più vecchio non doveva avere più di 30 anni. Ian Valek sedeva sul sedile posteriore, anche se più che seduto in realtà era quasi disteso con le gambe incrociate quasi sul cambio e le braccia tenute dietro alle teste delle due persone ai suoi lati. Vestiva un bomber nero con sotto una t-shirt, dei normali jeans ed un paio di anfibi neri; tutti gli altri occupanti della macchina avevano sentito parlare di Ian Valek e delle sue gesta, ogni volta che appariva in qualche città portava con se qualche sentenza di morta che avevano emesso dei vampiro talmente antichi e potenti da non avere forse neppure un nome, lui eseguiva la sentenza e poi ripartiva nella notte. Ma vestiva sempre secondo la moda giovanile del tempo, sia per passare inosservato (Valek non dimostrava più di 25 anni) ma, si diceva, sopratutto per non far risaltare il fatto che ovunque andasse Ian Valek indossava sempre un paio di guanti.
A dar retta alle dicerie era perchè lui apparteneva alla Mano Nera e questo spiegava anche il perchè del suo modo di agire. Più di 500 anni erano passati dalle notti di fuoco dell'inquisizione e dalla grande rivolta dei vampiri giovani contro i loro anziani, più di 500 anni erano passati da quando (per la prima volta dopo millenni di storia) la società dei vampiri si era ufficialmente divisa in due : da una parte la creazione degli anziani, l'organizzazione nata per nascondersi vigliaccamente dagli umani e per tenere a bada i più giovani, la cosidetta Camarilla; dall'altra il frutto dei sogni di coloro che non si erano arresi mai nel corso di quei 500 e più anni, la società creata da quei vampiri che desideravano trascendere l'umanità ed abbracciare in pieno la loro natura di non-morto e creature della notte, il Sabbat.    [ Vai a pagina: 2 » ]
Ian Valek