Qualcuno una volta mi disse che avrei ottenuto l'immortalità
Una volta qualcuno mi disse che avrei ottenuto l'immortalità.
Quel qualcuno continuò nel dire che avrei ottenuto l'immortalità, e nel sostenere questo, pareva accendersi di un ardore soprannaturale. Occhi, i suoi, iniettati di sangue, lucenti come pieni di lacrime troppo amare per essere versate, eppure ridenti, quasi si facessero beffe della confusione che in me cresceva.
Giurò di guidarmi attraverso i giardini che sono i secoli, tenendomi la mano, stringendola con la sua, fredda e marmorea dalla pelle perfettamente bianca, che mai avrebbe perso la lotta contro il tempo, e mai segno, cicatrice o imperfezione ne avrebbe mutato la consistenza perfetta.
Avrebbe saputo istruirmi sui segreti del mondo mentre avrei volato con ali rinnovate, al di sopra di ogni intemperie, che fosse vento, neve o tempesta, oltre la pioggia, sfidando il firmamento, in gara con le comete a chi per prima avrebbe raggiunto i confini del mondo.
Senza delirio, poiché il delirio appartiene alle menti deboli, che si rotolano e cullano in illusioni di piccola entità, mentre la bava impesta la loro bocca, disegnandole come creature grottesche, ai limiti di una strada, nella penombra che ne reimposta i contorni, inventando di volta in volta persone mai uguali eppure immobili. Mentre io sarei stata diversa, per me non era quel mondo di contorni troppo marcati e mai effettivamente chiari, per me il mondo si sarebbe fermato, e il tempo si sarebbe accompagnato, umile e docile amico, per me sarebbe stato diverso, poiché io ero la diversa, al di fuori, al di sopra; per me non valevano le regole, non era per me il marcio di questo mondo, il dolore e le delusioni.
Avrei volato, oltre questo mondo, con gli occhi aperti su un paesaggio cesellato da bianche luci, piccoli fuochi fatui che avrebbero impreziosito, ma mai bruciato, ciò che io avrei costruito. Le mie labbra, carnose e piene di rossa vita, sarebbero state donatrici di baci e dispensatrici di saggezza, laddove la mediocrità avrebbe imperato e io sarei stata unica, speciale, viva e oltre ogni confine…
Il delirio appartiene ad una mente debole. Mente che ricerca altrove, ma non quaggiù, la pace. Mente che traduce la fantasia in mannaia col quale decapitare se stessi. Il delirio è di una mente che incapace di provare emozioni concrete, ne ricerca altre laddove sono effettivamente indolori, chi vola oltre i propri confini, lasciando indietro il proprio retaggio, è colui che fugge e non che ricerca.
Una volta qualcuno mi disse, che avrei trovato l'immortalità.
Non mi disse però che per trovarla sarei dovuta morire. Morire al freddo e da sola, che per volare oltre ogni limite, non avrei più dovuto avere corpo ma solo anima, e quell' anima, avrebbe anche troppo presto perduto ogni ricordo, non lasciandomi altro che il rimpianto e la dannazione per aver ambito ciò che non è stato creato per me. Ma lascio questa voce, a chi forse può udire; Io non prometto l'immortalità, ma posso giurare che esiste una vita, e che una volta persa sarà la migliore occasione che l'eternità ci avrà donato,sprecata. Questa è l'unica certezza …il resto…ciò che viene dopo apparterrà a chi avuto forza di sorridere ad una vita fin troppo breve, o troppo lunga di dolore, accogliendo in seno la morte come si accoglie un amante, nel modo più naturale possibile. Questo è ciò che io posso donare, ti prego accoglilo altro non mi resta, se non il defluire del calore che un tempo è stato mio. E dei ricordi che permarranno solo finchè qualcuno li condividerà, prima di perdersi nel tempo, tornando bianca energia. Quella è solo quella è la fine. Ricordi persi, e sangue estinto.
Shi-Nayne
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