Meretrice del Diavolo
La piccola finestra ferrata invitava l'impetuoso vento, accompagnato dalla pioggia, ad entrare nella sala. La fioca luce delle candele danzava sugli stoppini, rendendo poco visibile lo scenario.
Il ruvido legno baciava la pelle nuda, cercavo di dimenarmi per liberarmi dalla morsa delle catene che m'imprigionavano.
I lenti passi riecheggiavano fra le alte pareti delle segrete. Prima lontani, ora vicini, sempre più vicini, il suono dei tacchi era intervallato dal battito del mio cuore che pulsava sempre più veloce, terrorizzato, finche fu l'unico suono che udì. Poi la voce, calda e tagliente come lame cominciò a parlare sfiorando con le labbra il mio orecchio.
"Bene finalmente sei nelle mie mani, Troia."
Sobbalzai spaventata, alzai lo sguardo, ma l'uomo si era gia allontanato. Era davanti ai miei piedi legati, i pettorali scoperti, ben modellati, erano messi in risalto dai bagliori delle candele, aveva dei pantaloni stretti di pelle nera e il volto era coperto fino all'altezza del naso da una maschera bianca, vidi le sue labbra inarcarsi in un ghigno, mentre si avvicinava con una mano al mio piede. Avvertì un brivido nell'istante in cui le sue dita gelide percorsero la mia carne, partendo dalla pianta del piede destro, ne salirono il collo, il ginocchio, lentamente scivolavano all'interno della coscia, percorsero l'inguine, per una frazione di secondi (che sembrò eterna) si soffermarono sulla mia fica con più forza, poi continuarono ad esplorare il mio corpo salendo verso il ventre, girarono vorticose attorno all'ombelico, salirono il torace, fino a trovare il capezzolo del seno destro, che venne afferrato immediatamente, assieme a quello sinistro in una stretta dolorante, le destra continuò il suo percorso stringendosi attorno al mio collo, arrivando alle labbra. Avvicinò la sua bocca alla mia tremante, le parole quasi mi baciarono, baci di laudano.
"Bene troia… ci hai fatto attendere la tua venuta fra noi!"
Scostai il viso per negarmi, ma la sua mano mi teneva stretta. Ero indignata e offesa per quell'accoglienza, ero stata strappata con la forza al mio villaggio e condotta li, nessuno si era curato di dirmi cosa accadeva. Decisi che l'orgoglio sarebbe stata la mia unica arma, mi sforzai di avere un atteggiamento fiero e difensivo.
"Potrei sapere di grazia perché sono qui? E cosa volete farmi?"
"Sono un cacciatore di streghe mia cara, cosa ti aspettavi, che ti avrei lasciata libera di venerare il Diavolo? Ora risponderai a me, di tutti i tuoi crimini "puttana di Satana"." Il suo tono divenne più crudele, accompagnato dalla stretta del mio mento.
"Io non sono una strega!"
Mi derise con crudeltà poi divenne serio mentre si allontanava da me.
"Ah no?! Allora temo di essermi sbagliato, chiedo venia mia signora" eseguì un regale inchino "Non mi aspettavo una risposta diversa!" Mi derise ancora. "Ma sai mia bella signora il mio compito è esattamente questo." Si riavvicinò a me guardandomi, vidi al di la della maschera due occhi neri pieni di cattiveria che mi scrutavano con follia. "Costringere le puttane come te a confessare le loro colpe, a costo di cavargli le parole dal diaframma. Ma perchè preannunciarti gli eventi. Non voglio annoiarti con parole inutili."
"Liberatemi."
[ Vai a pagina: 2 » ]
Dukessa Dela Croix
|